Lo specchio: folclore, simbolismo e usi

Parliamo degli specchi… oggetti da sempre avvolti da un magico alone di fascino, di mistero e di incanto. Protagonisti di storie, fiabe, leggende, sono presenti sin dall’inizio della civiltà umana.


I primi specchi realizzati nell’antichità erano semplici lastre di metallo, spesso argento, rame o bronzo, perfettamente lucidate.
Nel XIV secolo a Venezia, in particolare a Murano, si producevano specchi unendo una lastra di cristallo lucidato con fogli di stagno e mercurio: i sottili strati di stagno venivano uniti al vetro tramite un bagno di mercurio ed esercitando pressione; tale processo era costoso e complesso, rendendo lo specchio un prodotto di lusso. I famosi specchi veneziani si diffusero nei palazzi nobiliari e nelle regge. Nel 1634 gli artisti di Murano infatti diedero il loro importantissimo contributo per la creazione della Galleria degli Specchi a Versailles.

Oggi gli specchi consistono in una lastra di vetro su cui è deposto un sottile strato di argento o alluminio, fissato al vetro per elettrolisi. Lo strato metallico è deposto sul lato opposto a quello riflettente ed è ricoperto da una vernice a scopo protettivo. In questo modo si ottiene però una seconda, lieve, riflessione causata dalla superficie frontale del vetro.


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L’utilizzo più intuitivo dello specchio è per specchiarsi, per vedere la propria immagine riflessa. Prima dell’invenzione dello specchio l’unico modo di conoscere la propria immagine era probabilmente quello di guardarsi riflessi nell’acqua.

Lo specchio è il simbolo più comune nello shintoismo, in un santuario può divenire un oggetto di culto.

Ha una luce pura che riflette ogni cosa come appare. Nello shintoismo esso simboleggia la mente senza macchia dei kami (divinità) e allo stesso tempo è considerato l’incarnazione simbolica della fede dell’adorante nei confronti del kami.

Lo specchio lo troviamo tra gli dei egizi come simbolo di riflessione fisica e spirituale, essi venivano infatti raffigurati con uno specchio in mano. Erano in grado di vedere le conseguenze degli eventi che quelle figure che vi vedevano, erano in grado “innescare”. Sarebbe importante utilizzare il nostro “specchio spirituale” allo stesso modo, per osservare i nostri pensieri e azioni.

Anche nella mitologia gli specchi hanno grande importanza:

Vulcano, il dio fabbro romano del fuoco, ha creato uno specchio magico che mostrava il passato, il presente e il futuro. Ne fece anche uno per sua moglie Venere, dea dell’amore. Lei l’ha usato per nascondere le sue azioni e poter portare avanti una relazione con Marte, dio della guerra.

Perseo ha usato il suo scudo come specchio per sconfiggere Medusa. Nessuno poteva guardare direttamente Medusa e vivere per raccontarlo. Le “regole” dicono che sarai trasformato in pietra se incontri il suo sguardo. Invece, Perseo non la guarda mai, solo il suo riflesso.

Gli Aztechi usavano l’ossidiana per realizzare i loro specchi. La loro mitologia comprendeva Tezcatlipoca, il signore dello specchio fumante. Portava persino uno specchio nero sul petto. In quanto dio della comunicazione, lo specchio ha permesso ai suoi seguaci di parlargli (Morris 1993: 173).

Persino il grande mago Merlino aveva uno specchio magico.

Esistono vari metodi per creare specchi magici. Il più comune consiste nel lasciare uno specchio fuori al chiaro di luna durante la notte. Cospargere una magica infusione di tè freddo di artemisia sulla superficie. L’artemisia è un’erba tradizionalmente usata per aumentare i poteri psichici, quindi è una buona scelta per queste occasioni. Tenerlo sempre coperto e protetto quando non in uso (e più avanti nell’articolo capirete meglio perché).

Gli specchi riflettono le cose, siano esse cose che sono, cose che erano o cose che saranno. Guarda Perseo. Può sconfiggere Medusa solo perché vede una sua copia riflessa nel suo scudo. Questo lo salva dal guardarla direttamente.

Ma fungono anche da porte. Guarda Tezcatlipoca, che sbircia dal suo specchio di ossidiana per parlare ai suoi seguaci. O persone che coprono specchi per impedire alle anime di rimanervi intrappolate all’interno quando una persona muore.


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Il simbolismo dello specchio è legato alla credenza che l’immagine riflessa riveli e contenga l’anima di chi vi guarda o semplicemente vi si rifletta. La rottura di questo oggetto è di cattivo augurio poiché è recepita alla frattura dell’anima. In numerosi paesi si crede che lasciare che un bambino si guardi allo specchio sia una pratica da evitare, in quanto abbrevierebbe la sua vita. Questo perché lo specchio è concepito come qualcosa che “cattura l’anima”, l’essenza, capace di imprigionare l’energia spirituale del soggetto, per cui una persona vulnerabile, specialmente un bambino, può trovarsi in un certo senso “svuotato”.
Anticamente era infatti in uso, nella stanza in cui veniva composto un defunto, coprire gli specchi, per permettere un trapasso sereno nell’aldilà. Da questo deriva certamente anche il tradizionale riconoscimento di “colui che vaga senz’anima”, il vampiro, il non-riflesso per eccellenza ed anche il modo più sicuro per uccidere un basilisco (rettile che secondo le credenze medievali dava la morte con lo sguardo, un po’ come Medusa), istantaneamente folgorato dalla propria immagine allo specchio.

Lo specchio è anche usato per comunicare con degli spiriti, e ad esso, per la divinazione, sono attribuite capacità simili a quelle della sfera di cristallo.

Le incarnazioni diaboliche evitano gli specchi poiché la loro anima apparirebbe in tutta la sua bruttezza, come in una radiografia. Lo specchio è anche simbolo di vanità e orgoglio, come ricorda il mito di Narciso. Nel cristianesimo è la Maddalena ad essere spesso rappresentata con lo specchio, la peccatrice che lava ed unge con olio profumato i piedi al Cristo. Nell’antica Grecia, le streghe di Tessalya scrivevano le loro predizioni, con il sangue umano, su degli specchi. Pitagora insegnava che le Tessalie, presunte streghe, riuscivano a fare delle meraviglie con lo specchio magico, e creavano perfino la luna. I Romani sapevano leggere sugli specchi, che chiamavano “speculum”.

Nel Taoismo lo specchio magico mostra la natura delle influenze malefiche ma ha anche il potere di allontanarle ed è per questo che sopra alle porte delle case si colloca uno specchio ottagonale. D’altra parte, alcune tradizioni sostenevano che i demoni non potessero riflettersi e che, quindi, vedendosi sarebbero morti. Da qui l’impiego degli specchi anche come strumenti di protezione dalle forze malvagie (ma ribadiamo: BISOGNA SAPERLI USARE).

Anche il Feng Shui ha una sua filosofia in merito agli specchi, ritenendo che essi riflettano il Ch’i, l’energia vitale, favorendone la circolazione. Per questo il loro impiego è consigliato ad eccezione di alcune stanze, come la camera da letto, dove un flusso di energia eccessivo risulta controproducente per il sonno. Persino nelle catacombe alessandrine vennero ritrovati degli specchi su cui era incisa la formula “Nosce ti Ipsum”, conosci te stesso, ad indicare che il solo modo per accedere a tale conoscenza è rientrare in sé stessi.


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In ambito divinatorio lo specchio viene usato fin dall’antichità per porre domande agli spiriti, basti pensare alla catoptromanzia, la divinazione con gli specchi. Detto questo, si intuisce il valore intrinseco di questo strumento che, a quanto pare, ci permette di capire chi siamo davvero, rinviandoci un’immagine invertita, l’altra metà di noi stessi, come fosse una porta verso un mondo altro. Purché non si rimanga intrappolati in quell’immagine, perché lo specchio, come d’altronde la sfera di cristallo, può mostrarci i nostri fantasmi interiori e, naturalmente, vederli non sempre è piacevole…

Il riflesso è l’inizio del viaggio e della scoperta di quanto la realtà quotidiana sia illusoria. Nello specchio possiamo riconoscere le nostre parti invisibili, che tuttavia non sono meno reali di quelle con cui ci confrontiamo quotidianamente.

Simbolo solare, ma anche lunare, poiché ambivalente: se il riflesso può mostrarci la nostra vera natura, può anche confonderci, farci smarrire. Interessante che in origine ci si specchiasse nell’acqua, elemento intimamente legato all’essenza delle cose: portale per accedere a mondi paralleli che altrimenti ci sarebbero preclusi.

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