Aureola: quali sono le origini e i significati del cerchio d’oro?

L’aureola, alle volte detta anche nimbo, è un attributo figurativo usato nell’arte sacra, presente non solo nella religione cristiana ma anche in molte altre, tra cui il buddhismo, per indicare la santità di qualcuno. Consiste in un alone di luce che avvolge la testa o il corpo: più specificamente, l’aureola è la luce che circonda il corpo, il nimbo invece è il cerchio di luce che circonda il capo. La combinazione dei due forma la gloria, ma tale precisa distinzione è molto rara.
Nelle statue il nimbo è reso di solito con un disco o un cerchio (di solito in oro o color oro) che viene fissato dietro la testa.

L’aureola nasce dalle religioni indo-europee pre-cristiane. La si riscontra infatti in moltissimi mosaici, nell’antica Grecia per esempio, un disco di luce circonda la testa degli dei dell’Olimpo. L’aureola compare anche in stele funerarie ellenistiche per esprimere rispetto a chi appartiene al mondo dell’aldilà, o ancora, su alcune monete, attorno alla testa del personaggio effigiato. Un tipo particolare di aureola è quella raggiata del Sol Invictus, adottata anche dal Mitraismo…

Nel simbolismo cristiano, in particolare in quello cattolico, fornisce una chiara illustrazione grafica che rappresenta persone o oggetti di significato religioso. L’Aureola è il simbolo della divinità e del potere supremo, la luce radiante disegnata intorno alla testa o al corpo di un santo. Altre denominazioni dell’Aureola sono:
aura, corona, gloriola, gloria o alone.

La parola “aureola” significa letteralmente “di color oro”, mentre invece la sua forma rotonda serve a richiamare il concetto di perfezione, e dunque di santità. In generale è possibile distinguerla in questo modo:

-il nimbo, quando la luce avvolge solo la testa;
-l’aureola, quando la luce si irradia dal corpo;
-la mandorla, la combinazione di entrambi, usata solo per Gesù e per la Madonna, per simboleggiare la loro divina natura.

Nelle rappresentazioni cristiane l’uso dell’aureola è disciplinato da regole ben precise anche se non scritte. Angeli e santi sono raffigurati con la comune aureola di forma circolare. A Gesù è invece riservata un’aureola nella quale è inscritta una croce, di solito rossa e di cui se ne vedono solo tre bracci in quanto il quarto, quello inferiore, viene celato dietro la testa del Cristo stesso. Anche Dio, che in genere è rappresentato come una persona anziana ed autorevole con barba e capelli lunghi, ha spesso un’aureola triangolare. Questa particolare forma è il simbolo della Trinità. Per le persone comuni, viventi ma già con fama di santità, o per quelle non più in vita e non ancora canonizzate, non è consentita la raffigurazione con il tradizionale alone di luce a cerchio. Tuttavia a partire dal VII secolo dopo Cristo, alcune raffigurazioni riportano per loro una forma quadrata. Questa particolare forma fu a loro dedicata perchè il quadrato simboleggia la terra mentre il cerchio il cielo.

Per le personificazioni di virtù si possono usare aureole di forma poligonale, legate alla numerologia.
Un’aureola nera simboleggia la malvagità e viene usata per il diavolo oppure per Giuda Iscariota, il traditore di Gesù.

Virtù

La luce irradiante è presente nelle raffigurazioni artistiche fin da epoche molto remote. Come attributo figurativo è stato usato nell’arte sacra fin dagli albori, presente in molte civiltà e religioni, per indicare la divinità di un personaggio, il suo potere, la sua regalità e successivamente, in ambito cristiano, la santità. Egizi, greci, e successivamente romani usavano un alone di luce per sottolineare il potere dei loro dei, e, in un secondo tempo, anche dei loro regnanti.

L’aureola dunque è stata da sempre intesa come simbolo di luce e grazia conferita direttamente da Dio. In ambito pagano l’aureola esprimeva in modo generico il potere, divino, ma anche umano, e questa tendenza proseguì anche nell’era cristiana, quando l’aureola veniva usata non solo per coronare il capo di santi e angeli, ma anche di personaggi famosi, magari ricchi committenti, o uomini d’intelletto, almeno fino al 1600 d.C. quando Papa Urbano III vietò categoricamente che uomini non ancora morti e ufficialmente beatificati venissero rappresentati con l’aureola sul capo.

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Come già abbiamo visto, i santi furono ben presto insigniti dell’onore dell’aureola, subito dopo Gesù e la Madonna, e con le dovute differenze rispetto a loro. Le ragioni di questa onorificenza sono evidenti. I santi e le sante, sono uomini e donne toccati in modo speciale dalla grazia divina, investiti dall’amore di Dio, resi strumenti della Sua volontà. La luce che essi irradiano è, dunque, di duplice natura, perché da una parte scaturisce dal loro capo, dal loro corpo, per i loro stessi meriti, dall’altra è il riflesso della luce divina che li avvolge e li compenetra.

L’aureola sulla testa dei santi nelle raffigurazioni sacre è solitamente rappresentata come un cerchio dipinto d’oro o di azzurro. Originariamente i santi venivano rappresentati incoronati con corone d’alloro, come gli imperatori romani e le personalità romane, ma in seguito la corona d’alloro venne sostituita da una corona d’oro, e successivamente, dal cerchio dorato. I Santi Apostoli venivano a volte raffigurati con una fiamma sul capo, simbolo della loro ispirazione divina. Allo stesso modo, i Santi Evangelisti potevano essere rappresentati come il loro animale simbolo con la fiamma intorno alla testa. Anche i Dottori della Chiesa e gli spiriti angelici venivano talvolta incoronati con la fiamma della Divina ispirazione.

Lo Spirito Santo non viene rappresentato con un’aureola specifica poiché solitamente è raffigurato Esso stesso come luce, sette fiamme o un raggio a stelle, che simboleggiano i sette doni.

L’aureola della Madonna è decorata con 12 stelle o una sola stella, a cui si aggiungono da una a sette fiamme.

Per tutto il Medioevo gli artisti continuarono a raffigurare aureole rotonde o ellittiche, la cui rappresentazione si evolse di pari passo all’arte stessa, adeguandosi ai nuovi stili, alle nuove regole prospettiche. Con il Rinascimento l’aureola passò un po’ di moda, perché gli artisti iniziarono a preferire una dimensione più umana e carnale delle figure sacre. Rimane in alcune opere, ridotta ad un sottilissimo anello di luce, quasi impercettibile…

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