Jinn: la verità dietro la fiaba del “genio della lampada”

Il jinn [prunciato ʤin:] – (scritto in arabo: جِنّ‎), è una creatura citata nel Corano, spesso tradotto come “genio”, ed indica, nella religione preislamica e in quella musulmana, un’entità soprannaturale, intermedia fra mondo angelico ed umanità, avente spesso carattere maligno; anche se in certi casi può mostrarsi in maniera del tutto benevola e protettiva.

Alcuni studiosi fanno derivare il jinn dal Genius della mitologia romana, mentre altri ancora dalla radice aramaica col significato di ‘nascondersi’, ‘occultarsi’.
È da notare inoltre come il termine stesso si avvicini foneticamente a Gehenna: il luogo infuocato immaginato dall’Ebraismo, dove le anime cattive rimarrebbero per l’eternità…

In età preislamica (jāhiliyya) ai jinn era attribuita una notevole potenza ed erano ritenuti capaci di esprimere una devastante, e spesso mortale, cattiveria.

Secondo il Corano i jinn sono creature originate all’inizio dei tempi da Allah affinché lo adorassero, ma con la creazione dell’uomo molti di loro si ribellarono perché Dio preferiva gli esseri umani a loro (c’è una grande somiglianza tra l’angelo Lucifero e il jinn Azazel). Questi esseri oggi si muoverebbero a metà fra il mondo angelico e quello umano, pur essendo differenti sia dagli uomini che dagli angeli: a differenza dei primi, originati dalla terra, e dei secondi originati dalla luce, i jinn sono stati creati dalla fiamma di un “fuoco senza fumo“.

Ci sono molti tipi di jinn nella mitologia islamica, ma i più potenti sarebbero i “māridūn” ( al singolare “mārid”).
Il mārid è spesso descritto come arrogante ed orgoglioso; ha la capacità di esaudire i desideri dei mortali, ma tenderebbe a traviare le parole e a ritorcerle contro chi lo obbliga a servirlo. Avrebbe anche la capacità di possedere gli esseri viventi, di assumerne la forma e di ucciderli a causa dell’atavico rancore che si porterebbe dietro per la punizione divina ricevuta.

Come abbiamo detto, secondo il Corano, i jinn sarebbero degli spiriti creati dal fuoco nella stessa maniera in cui gli uomini vennero creati dalla terra. Proprio a tale condizione si associa la disobbedienza di Iblis, che, rifiutandosi di prostenarsi ai piedi di Adamo, venne dannato per sempre, acquisendo il nome di Shaytan, ovvero il Diavolo. Tuttavia, a differenza del mondo biblico, nel quale gli spiriti sono perlopiù associati con demoni e figure maligne, nell’Islam sono semplicemente un’altra forma di esseri viventi, non per forza sempre malvagi.
Vi sono infatti episodi in cui i jinn aiutano i profeti o si convertono all’Islam, inoltre possono generare prole e al loro interno vi sono più famiglie, quali i marid e gli ifrit. Non si è compresa ancora appieno la vera distinzione fra i due, ma sembrerebbe che i secondi siano quelli più potenti ed inclini ad ingannare gli umani. Oltre all’essere di fuoco, però, la loro caratteristica più importante è quella di esser posti in una diversa dimensione da quella umana, risultando così invisibili.

La parola Jinn deriva infatti da جَنّ che vuol dire “nascondere”, “occultare” e ciò fa subito intendere la funzione di tali spiriti. Essi rappresentano tutta quella enorme parte di eventi soprannaturali da noi osservati ma non ancora compresi, andando ad identificare in ogni area un preciso fenomeno. Nel Marocco, ad esempio, paese in cui le testimonianze di jinn sono più diffuse al mondo, sembra che quest’ultimi pratichino possessioni su uomini e bestie; cosa molto diversa dall’Egitto, luogo in cui essenzialmente sono causa di paralisi come le paralisi notturne.
Questo è dovuto al fatto che la categoria dei jinn è, in un certo senso, andata a rappresentare creature presenti in ogni cultura, mai però definite pienamente ed lasciate sempre in un alone di mistero che ne complica l’identificazione. L’inserirli nel Corano al pari di esseri come gli angeli, è probabilmente il modo usato dall’Islam per renderli innocui anche alla più semplice delle menti, prima preda di maghi, streghe e stregoni. Per scacciarli basterà, infatti, pronunciare dei versetti del Corano, rendendoli del tutto inoffensivi e riuscendo così a riportare il sereno. Inoltre, il fatto che possano essere a loro volta fedeli musulmani, non può che essere un ulteriore rassicurazione per il fedele che potrebbe trovare, paradossalmente, un grande alleato fra di loro.

Tutti i jinn sarebbero in grado di presentarsi sotto molteplici aspetti esteriori: la loro caratteristica generale sarebbe stata e rimarrebbe l’estrema mutevolezza e la totale inafferrabilità.
Secondo la cultura islamica esistono anche jinn buoni e in condizioni di beneficiare l’essere umano. Ciò perché, già all’epoca del profeta Maometto, alcuni jinn si sarebbero convertiti all’islam ascoltando le parole rivelate dal Profeta stesso.

Un tipico esempio di jinn è l’essere che, nella favolistica collegata alle Mille e una notte, Aladino libera da una lampada un genio, al cui interno è rimasto prigioniero, in cambio dell’esaudimento di ogni suo desiderio. Nelle fiabe, in ossequio a una diffusa credenza non solo islamica, un totale potere sui jinn sarebbe stato espresso da Salomone, considerato come uno dei più grandi profeti precursori di Maometto.

Ai jinn, secondo lo stesso Corano e i trattati di demonologia islamici, apparterrebbe come abbiamo detto Iblīs: termine certamente adattato dal greco diàbolos per indicare Satana (chiamato peraltro Shayṭān).

Si ritiene comunemente che la maggior parte dei jinn si trovi in luoghi contaminati da impurità rituali come bagni, discariche di rifiuti e cortili di animali. Nel Corano possiamo trovare diversi resoconti dettagliati di alcune attività dei Jinn.

Nel Corano Allah dice: “In effetti, abbiamo creato l’uomo dall’argilla secca di fango nero liscio. E prima abbiamo creato i Jinn dalla fiamma senza fumo del fuoco” – 15:26-27.

Nel Corano, la Surah Ad-Dhariyat dice: “Non ho creato i Jinn e l’umanità se non per adorarmi“.
In molti modi, i jinn sono come gli esseri umani in quanto hanno un libero arbitrio, mangiano e bevono, si sposano, hanno figli, muoiono e sono giudicati nell’ultimo giorno del giudizio da Allah.
Saranno presenti con l’umanità in quel Giorno e andranno a Jannah (Paradiso) o Jahannam (Inferno).

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