Creature dell’acqua: Sirene ed Ondine

In un articolo precedente abbiamo già trattato degli spiriti della natura, del “piccolo popolo“, gli esseri elementali che vivono e lavorano nei loro elementi naturali che sono appunto: terra, aria, acqua e fuoco.

Ed oggi, come avrete capito dal titolo, andiamo a trattare degli spiriti dell’elemento acqua: le ondine, le sirene…

Una sirena è una creatura leggendaria acquatica con l’aspetto di donna (o di uomo, tritone) nella parte superiore del corpo e di pesce in quella inferiore.

Da tener presente che tale sirena di derivazione medievale si discosta totalmente dalle sirene divine della mitologia e della religione greca, iconograficamente rappresentate con l’aspetto di donna nella parte superiore del corpo e di uccello in quella inferiore.

La realtà delle sirene, intese come metà in forma umana e metà in forma di pesce, è stata ipotizzata durante il Medioevo, quando venivano raffigurate in modo pratico accanto a noti animali acquatici ,come le balene. Centinaia di anni fa marinai e residenti di località costiere di tutto il mondo raccontarono di aver incontrato le fanciulle del mare. Una storia risalente al 1600 affermava che una sirena fosse entrata in Olanda attraverso una diga e rimase ferita nel processo. È stata portata in un lago vicino e presto guarita. Alla fine divenne una cittadina produttiva, imparò a parlare olandese, eseguì le faccende domestiche e alla fine si convertì al cattolicesimo.

Nel Liber Monstrorum, un bestiario medievale dell’VIII secolo, si può trovare la prima attestazione letteraria di Sirena come ibrido donna-pesce:

(LA)
«Sirenae sunt marinae puellae quae navigantes pulcherrima forma et canto mulcendo decipiunt et capite usque ad umbilicum sunt corpore virginali et humano generi simillimae; squamos tamen piscium caudas habent, quibus semper in gurgite latent»


(IT)
«Le sirene sono fanciulle marine che ingannano i navigatori con il loro bellissimo aspetto ed allettandoli col canto; e dal capo e fino all’ombelico hanno il corpo di fanciulla e sono in tutto simili alla specie umana; ma hanno squamose code di pesce che celano sempre nei gorghi»
(Liber Monstrorum, I, VI)

Sirene

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La Sirena, in particolare quella bicaudata, è un’immagine spesso presente nelle chiese cristiane. Le più antiche testimonianze le ritroviamo nei capitelli del chiostro del Duomo di Monreale in Sicilia e nel Monastero di Sant Pere de Rodes a Girona.

Nel XVI secolo, le sirene venivano comunemente raffigurate mentre tenevano in mano uno specchio e un pettine. Secondo le credenze dell’epoca lo specchio era considerato un oggetto magico: attribuito alle donne impure, serviva a contemplare il volto della morte o ad adorare il diavolo.

Spesso le navi antiche avevano sulla prua una polena (figura di legno scolpita) raffigurante una sirena, come se gli uomini di mare volessero scongiurare l’ostilità di queste creature acquatiche, attraverso questo singolare omaggio. A metà del XIX secolo, la sirena divenne la polena più comune, venendo usata come talismano contro le tempeste.

In Cornovaglia la figura della sirena venne utilizzata anche per illustrare le due nature di Cristo. Mentre la sirena era umana e pesce, così Gesù poteva essere nello stesso tempo umano e divino, un messaggio che avrebbe colpito gli abitanti di questa regione isolata le cui vite erano intrecciate con il mare. La leggenda locale della sirena di Zennor sostiene che questa figura commemora un evento reale dalla storia parrocchiale, quando il canto di un corista di nome Mathew Trewhella, avrebbe adescato una sirena a giungere a terra dalle profondità del mare. Secondo il racconto ogni domenica essa si sedeva in fondo alla chiesa, incantata dalla sua bella voce. Un giorno, non più contenendo la sua infatuazione, lo portò al piccolo ruscello che scorre ancora attraverso il centro del paese e porta in mare a Cove Pendour nelle vicinanze. Mathew Trewhella non fu mai più visto. Nelle calde serate estive, a piedi nella pittoresca insenatura ora chiamata “Mermaid Cove”, si dice che si sentano i due amanti cantare felici insieme, e le loro voci passano ascoltabili attraverso il fragore delle onde che si infrangono.

Sirene e Tritoni sono figure molto popolari nel folclore filippino, dove sono localmente noti rispettivamente come Sirena e Siyokoy. Dugonghi, tartarughe marine e piccoli cetacei come i delfini, accompagnano solitamente la Sirena filippina.

Mami Wata è una sirena con poteri magici, venerata in molti paesi africani, nei Carabi, in Brasile e anche in Europa. Secondo i suoi adepti, vive in una bellissima città situata nel fondo del mare, ma accettare il suo invito ad abitare la città, significa accettare di abbandonare la propria vita e venire trascinati per sempre negli abissi dell’oceano.

Nel corso della storia ci sono stati molti presunti avvistamenti di sirene.

Nel 1493 Cristoforo Colombo ha riportato di aver avvistato delle sirene mentre era in mare. Colombo scrisse nel diario di bordo: «non sono così belle come vengono dipinte, anche se in qualche misura hanno un aspetto umano in volto». Annotò inoltre di aver visto creature simili al largo della costa dell’Africa occidentale.

Nel 1614 il capitano John Smith di Jamestown, conosciuto per la breve collaborazione avuta con la nativa americana Pocahontas, riportò di aver visto una sirena al largo della costa del Massachusetts. Smith scrisse che «la parte superiore del suo corpo è perfettamente simile a quello di una donna e stava nuotando con tutta la possibile grazia vicino alla riva». Aveva «grandi occhi un po’ troppo rotondi, un naso finemente formato (un po’ troppo corto), orecchie ben fatte, un po’ lunghe e i suoi lunghi capelli verdi le impartivano un carattere curioso tutt’altro che poco attraente».

Nel 1857 The Shipping Gazette riferì che marinai scozzesi avevano individuato una creatura al largo delle coste della Gran Bretagna. John Williamson e John Cameron hanno dichiarato: «Abbiamo visto distintamente un oggetto a circa sei metri di distanza da noi nella forma di una donna, con seno pieno, carnagione scura, volto avvenente e bei capelli cadenti in riccioli sul collo e le spalle. Era circa a metà distanza tra il fondale e la superficie, ci guardava e scuoteva la testa. Il tempo era bello, abbiamo osservato la scena completa per tre o quattro minuti».

Nel 2009 i rapporti provenienti da decine di persone che hanno avvistato sirene hanno stimolato l’amministrazione comunale di Kiryat Yam, vicino a Haifa, che ha deciso di offrire un milione di dollari a chiunque possa dimostrare con foto o filmati che esistano le sirene. «Molte persone ci dicono di essere sicuri di aver visto una sirena e sono tutti indipendenti l’uno dall’altro», ha detto il portavoce del Consiglio Natti Zilberman a Sky News. «La gente dice che sono metà ragazza, metà pesce, che saltano come delfini. Fanno tutti i tipi di mosse e poi scompaiono».

A differenza degli Gnomi, che sono sveglissimi ed estremamente curiosi di tutto quello che accade loro intorno, le Ondine amano piuttosto vivere in una spiritualità “sognante”. La vita interiore delle Ondine si svolge come immersa in un’atmosfera te- nue, soffusa, intessuta di sentimenti lievi, evanescenti, delicati come la luce della Luna che, misteriosa e struggente, si riflette sulle acque. 
Gli Gnomi sono esseri compenetrati soprattutto di intelligenza, gli Elementali dell’Acqua, invece, vivono in special modo di sentimento: infatti, questi ultimi non percepiscono la Terra, il cosmo, l’ambiente circostante sotto forma di chiari pensieri ed idee come gli Gnomi, bensì attraverso “ondate” mutevoli di piacere e dispiacere, di gioia e dolore, di splendore ed oscurità.

Tutto viene compreso ed assimilato attraverso le manifestazioni del sentimento e dei suoi multiformi flussi.

L’astro che governa le acque, che regna su di loro incontrastato e possente, è la Luna. Ed alla Luna le Ondine sono devote, come alla loro guida ispiratrice: vivono intimamente unite ad essa, ai suoi ritmi, al suo invisibile essere spirituale, al suo respiro segreto che palpita, fin giù, sulla Terra.

Le Ondine accolgono nel loro essere le caratteristiche più intime della Luna, i suoi influssi più occulti e penetranti, e li trasmettono al loro Elemento, l’Acqua, che grazie a loro si arricchisce, si alimenta, vive di queste irradiazioni lunari che, allo sguardo del chiaroveggente, appaiono come una lievissima ed impalpabile pioggia argentea.

E proprio per questa loro devozione e dipendenza dalla Luna, i nostri Elementali dell’Acqua sono così evanescenti, mutevoli, sognanti nel loro intimo: essi riflettono, infatti, nella loro interiorità, le caratteristiche dell’astro notturno, caro anche, nel mondo degli uomini, ai poeti e agli amanti.

Attraverso i raggi lunari le Ondine percepiscono, come un canto dolce, sommesso e lontanissimo, la vita pulsante del cosmo; nel loro riverbero dorato arrivano a sentire la vita e l’attività delle più alte Entità celesti, in particolare degli Angeli a cui sono particolarmente devote.

Sanno che gli Angeli sono degli esseri spirituali superiori benefici, che nel cosmo proteggono e custodiscono tutto ciò che vive. Provano nei loro confronti un’intensa venerazione, e si struggono dal desiderio di potervi, un giorno, assomigliare: diventando come loro eternamente radianti d’amore e di saggezza cosmica.

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Sull’anima del chiaroveggente gli Elementari dell’Acqua esercitano generalmente un’impressione di grande pace e serenità; quando riusciamo a percepire un’Ondina ci pervade un sentimento di dolcezza, di gratitudine e devozione, come se il nostro cuore per un attimo si aprisse a tutta la grandiosità del mondo dello spirito e alla sua infinita bellezza. È come se, vedendo un’Ondina, arrivassimo anche noi a sognare i suoi sogni, ad ascoltare il canto del cosmo che essa ode, a provare i suoi stessi sentimenti, è come se la nostra anima assetata venisse finalmente colmata di un nettare dolce come il miele e tonificante quanto una sorgente d’acqua cristallina.

Le Ondine provano nei confronti degli uomini un misto di sentimenti contrastanti: ci considerano esseri bizzarri, piuttosto superficiali, e dediti ad attività che a loro paiono completamente inutili. La cosa che più le stupisce e le turba è la nostra esigenza di vivere ammassati in “scatole di cemento” e di costruirci complicati macchinari per le esigenze più diverse: per viaggiare, per comunicare, per velocizzare il nostro lavoro.

Sembra loro davvero strano che noi “umani” non riusciamo ad accontentarci di quello che la Natura ci offre, e che ci affanniamo ad inventare sistemi sempre più astrusi credendo di migliorare la nostra esistenza. Per le Ondine, infatti, la Natura è un libro aperto, e in essa si può trovare tutto quello che è necessario. 

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