Chi è davvero il mago? La realtà dietro la fantasia

Secondo la concezione comune e popolare, un mago è una persona con poteri magici ed abilità soprannaturali.

Il termine in sé in realtà è la traslitterazione del termine greco magos (μάγος, plurale μάγοι), cioè sapiente. Si tratta di un titolo riferito specificamente ai Magi: re-sacerdoti dello Zoroastrismo, tipici dell’ultimo periodo dell’impero persiano.

Ma c’erano maghi anche prima, almeno fin dall’antico Egitto. In un papiro antichissimo si parla di tre maghi che si chiamavano Ubainer, Giaigia-em-Anekh e Djedi che facevano cose straordinarie alla corte del faraone Cheope. Il primo creava coccodrilli di cera per poi renderli vivi, il secondo svuotava i laghi per recuperare talismani perduti e il terzo beveva 100 boccali di birra e riattaccava le teste mozzate.

Nella religione degli Egizi c’era persino un dio dei maghi, che si chiamava Toth. Per i Greci, i magi o maghi, erano astrologi e scienziati, saggi e potenti, come i Magi del Vangelo, che sapevano sarebbe nato un Re…

Studiavano il cielo, le costellazioni e prevedevano il futuro.

Ricordiamo fra i maghi delle cronache classiche, medioevali e rinascimentali:

Apollonio, filosofo greco
Virgilio, poeta e filosofo latino
Merlino, personaggio della letteratura epica arturiana;
Pietro Bailardo, alchimista salernitano o milite francese.
Dottor Faust, personaggio di una leggenda popolare tedesca tradizionalmente considerato un alchimista, ma in alcune versioni indicato invece come mago.

Con la forte diffusione del genere fantasy invece, tramite romanzi o film, per citarne tra i più famosi: Harry Potter… o tramite giochi di ruolo come Dungeons & Dragons, questo termine – già noto in ambiti letterari folcloristici (un esempio per tutti: le Fiabe dei fratelli Grimm) – è divenuto molto utilizzato.
In queste opere di fantasia, il mago è un individuo in grado di esercitare la magia, intesa come controllo delle forze della natura. La figura del mago risulta essere onnipresente nelle culture dei popoli di tutto il mondo, presa anche sotto diversi punti di vista e chiamato con altri nomi che differiscono da mago, l’esempio più lampante di mago nella mitologia è, come abbiamo già citato, la figura di Merlino. associato a questo termine, di per sé neutro, si possono associare fattori e/o avvenimenti reali.

In Inghilterra ad esempio vi erano i druidi, figura che può essere ripresa anche nella mitologia e storia nordica in generale, ma anche ai fatti di Salem in cui delle innocenti venivano uccise con l’accusa di fare uso della magia, mentre molto probabilmente si trattava solamente di guaritrici o di semplici donne che avevano imparato l’arte dell’alchimia per sfruttarla in scopi medici e aiutare la gente.

Prima di affrontare l’argomento della magia, come nel caso di qualunque altro oggetto si voglia discutere, bisogna distinguere il nome in base ai suoi significati; infatti, per quante accezioni vi sono del termine magia, vi sono altrettanti tipi di mago…

In primo luogo: mago viene considerato il sapiente, come erano i trismegisti presso gli Egizi, i druidi presso i Galli, i gimnosofisti presso gli Indiani, i cabalisti presso gli Ebrei, i magi (il cui capostipite è Zoroastro) presso i Persiani, i sophoi presso i Greci e i sapienti presso i Latini.

In secondo luogo: mago viene considerato colui o colei che compie cose mirabili con la sola unione di princìpi attivi e passivi, come fanno medicina ed alchimia, ciascuna nel proprio genere, ovvero il genere di magia comunemente ritenuto naturale.

In terzo luogo: è mago quando si aggiungono circostanze tali per cui le opere appaiono frutto di una forza superiore, in modo da suscitare l’ammirazione di chi guarda grazie a quanto viene fatto apparire e questa è quella specie di “magia” che viene chiamata “prestigiatoria”, ma che ha ben poco a che fare con la vera magia, in quanto appunto, è solo illusoria.

In quarto luogo: è magia quella che deriva dalla capacità di antipatia e di simpatia degli enti, come nel caso di quelli che respingono, trasformano ed attraggono, ad esempio, magneti e simili, le cui operazioni non sono riconducibili alle qualità attive e passive, ma tutte vengono riferite allo spirito, ossia all’anima radicata nelle cose; questa è la magia naturale propriamente detta.

In quinto luogo: è magia quando a queste capacità si aggiungono parole, canti, accorta considerazione di numeri e di tempi, immagini, figure, sigilli, caratteri o lettere, situata in posizione mediana tra la naturale e la sovrannaturale, la quale propriamente dovrebbe essere designata come magia matematica.

In sesto luogo: vi è magia se a ciò si aggiunge il culto o l’invocazione di intelligenze ed efficienti esterni o superiori, con preghiere, rituali o sacrifici dedicati agli dèi, ai demoni e agli eroi; allora o ciò accade per contrarre lo spirito, di cui il mago diviene vaso e strumento, nella propria persona, in modo da apparire dotato di una sapienza, che, tuttavia, si può eliminare facilmente con un semplice farmaco, assieme allo spirito – e questa è la magia dei disperati, che divengono ricettacoli di cattivi demoni; oppure, ciò avviene al fine di dominare e comandare ai demoni/spiriti inferiori con l’autorità dei principi dei demoni o spiriti superiori, onorando questi e vincolando con formule e scongiuri quelli – e questa magia è transnaturale o metafisica ed il suo nome specifico è «teurgia».

In settimo ed ultimo luogo: è magia scongiurare o invocare non direttamente i demoni o gli eroi, ma attraverso di essi evocare le anime dei defunti, per mezzo dei loro cadaveri, o parti dei cadaveri, per ottenere un oracolo, per divinare, per conoscere le cose lontane e future; e questa specie di magia viene chiamata, per la materia con cui opera e per il suo fine, necromanzia. Quando invece, senza ricorrere a materia esterna, evocando lo spirito annidato nelle proprie viscere il mago invasato cerca la verità dell’oracolo, allora si tratta del mago che viene chiamato propriamente pitonico: così, infatti, Apollo Pizio soleva « ispiri tarli» nel suo tempio.

La Magia, immagine oscura e da sempre alterata dell’autentico significato, è riconducibile alla parola Maga, Magheia, termine derivante dallo Zoroastro (o Zarathtustra) e dai suoi seguaci, i sacerdoti caldaici o Parsi, i Magi legati alla dottrina del Fuoco Sacro.

Magia significa sapienza, conoscenza, la fonte “sapienziale” che fa capo ai dettami di questa “Scienza” non è contenuta nei libri, ma deve essere conquistata mediante un percorso iniziatico serio ed arduo…

I Magi, che parteciparono alla Teofania Cristica, configurano in realtà i sacri sacerdoti, i re e i seguaci dell’Arte Regale, giacché l’iniziazione all’Alta Magia costituisce un’autentica sovranità. Non a caso la stella cometa citata nel Vangelo simboleggia fin dalla notte dei tempi il Cammino iniziatico. Per gli alchimisti rappresenta il segno della Quintessenza, per i maghi il Grande Arcano, per i cabalisti, al contrario, il Pentagramma Fiammeggiante che ritroveremo anche nella simbologia massonica.

La magia era la scienza di Abramo, di Orfeo, di Zoroastro. I dogmi della ermetica ragione che racchiudono la sacra filosofia magica secondo la Tradizione, sono stati scolpiti nella pietra da Enoch e dal sommo Ermete Trismegisto; le Tavole della legge che Mosè ha trasformato rivestendole di inediti significati, velandole nuovamente. La lunga marcia dell’occulta sapienza procede per gradi, insinuandosi in altrettante filosofie senza perdersi o estinguersi, ma semplicemente adattandosi e trasformando l’aspetto più superficiale, allo scopo di proteggere la parte maggiormente segreta da sguardi profani.

L’applicazione pratica delle regole nascoste e negate al profano determina la realizzazione dell’Opera, che in ultimo mostrerà a chi è meritevole e ha conquistato la scienza, il volto rifulgente del Sapere primordiale. Il cammino magico è essenzialmente operativo, o meglio sperimentativo. Non è affidato a pratiche mistiche e ciarlatanesche, ma ad una perfetta sperimentazione, che, in base alle potenzialità animiche di ciascun individuo, porta a determinati risultati sul piano materiale e spirituale.

Solo mediante una sperimentazione seria, equilibrata, esente da sterili esaltazioni, il magista-sapiente, può, alfine, pervenire alla realizzazione o stato d’essere attivo (fuoco creatore), capace di generare, in una genesi occulta, quanto deve essere concretato. La Magia è la Scienza assoluta, scienza dell’uomo che deve reintegrare le potestà sopite nel profondo. Scienza che comprende l’astronomia, la geometria (Geometria Sacra), la matematica, la filosofia, lo studio dei simboli…

Questa dottrina sacrale è giunta fino a noi frammentata, compito di ogni autentico iniziato (mago) è ricomporre le tessere del mosaico per ricreare il quadro originario della sapienza remota.

Il mago molto spesso è anche l’alchimista, le cui figure in età medievale e rinascimentale si fondono. Si tratta, naturalmente, di una figura spesso complessa quella dell’alchimista, che nel corso dei secoli muta, ma resta il sospetto costante di un uomo dedito ad arti magiche, oscure e spesso pericolose.
L’aura del personaggio strano, ambiguo e sinistro, sempre accompagnò il mago nel Medioevo ed ancora per tutto il Rinascimento, ma vi fu anche chi, di questa “categoria”, diede un contributo importante. In realtà non furono pochi i ciarlatani dell’epoca (così come del presente) che ebbero il solo merito di “infamare” i propri colleghi con sperimenti e trattamenti del tutto insensati e di inevitabile insuccesso.
Il termine mago ed alchimista non sono esattamente sinonimi, ma non è errato sostenere che per l’epoca così fosse, tant’è che grandi filosofi ed umanisti come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola si ritenevano tali. Il mago non è uno stregone bensì uno studioso, un uomo erudito che non si lascia suggestionare dalle mode del momento e soddisfa le proprie “experimentationes” con approccio metodologico e riflessivo.

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