Il respiro della vita: il nostro più grande dono divino va oltre la scienza

Il principio di base della Biodinamica è che all’interno dell’uomo, inteso come corpo, mente ed emozioni nella sua globalità, sia presente una Forza Vitale, chiamata nella Biodinamica “Cranio Sacrale, Respiro della Vita”, che si manifesta come guida, motore e organizzatore di ogni sistema vivente.

Nel corpo il Respiro della Vita (Qi, Ki, Chi, Prana, Energia) si esprime attraverso il sistema dei fluidi corporei (in particolare i fluidi del sistema nervoso) in un movimento espresso da ritmi sottili e lenti (detti primari) che sono alla base di altri ritmi presenti (secondari), come il battito cardiaco e la respirazione polmonare.

Nell’approccio Biodinamico, si considera che il funzionamento “in salute” del corpo nella sua interezza sia legato ad un movimento armonico e bilanciato di ossa, tessuti e fluidi guidati dal Respiro della Vita e dai suoi ritmi.

Lì dove scorre la linfa che dà la vita, i vermi non mangeranno il legno vivo.
Se i cardini sono usati ogni giorno, la ruggine non impedirà l’apertura di un cancello.
Il movimento dona salute e vita. La Stagnazione porta malattia e morte
”.

Proverbio della Medicina Tradizionale Cinese

Il respiro della Vita si manifesta principalmente secondo tre diversi ritmi, chiamati anche le “tre maree”, con una frequenza di movimento differente:

  • Marea lunga respirazione lenta (ML) o respirazione esterna
  • Marea media respirazione media (MM) o respirazione interna
  • Impulso ritmico craniale respirazione veloce (IRC)

Ogni ritmo comprende ed origina quello successivo più veloce. L’azione della Marea viene percepita come se desse vita a due fasi respiratorie di movimento all’interno del corpo umano, una inspiratoria l’altra espiratoria.

Genesi 2,7

“…allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.”

Questo passaggio contiene tre fatti significativi riguardo alla creazione dell’uomo.

Le cellule, il DNA, gli atomi, le molecole, l’idrogeno, i protoni, i neutroni o gli elettroni non hanno creato l’uomo. Queste sono unicamente delle sostanze che ne possono costituire il corpo fisico. La forza Divina formò l’uomo.

La parola formò è una traduzione della parola ebraica yatsar, che significa “modellare, dare forma, o formare.” Evoca l’immagine di un vasaio dotato dell’intelligenza e della potenza necessarie per dare forma alla sua creazione. Dio è il Mastro Vasaio che aveva già l’immagine dell’uomo in mente e che possiede il potere e l’intelligenza di dare vita quell’immagine.

In secondo luogo, Dio soffiò il Suo alito di vita nell’uomo. L’uomo è qualcosa di più che semplice “polvere” o sostanza fisica. L’uomo ha uno spirito, un anima. Possiamo raffigurarlo in questo modo: il corpo di Adamo era appena stato formato da Dio con la polvere della Terra, un corpo umano senza vita che stava disteso sul terreno. Poi Dio Si chinò e “soffiò” il Suo “alito” nelle narici dell’uomo. Dio è la Fonte della vita. Questo alito datore di vita lo vediamo nuovamente in Giovanni 20:22, quando Gesù impartisce nuova vita ai Suoi discepoli.

In terzo luogo, Genesi 2:7 ci dice che l’uomo è diventato un’anima vivente. La parola anima in ebraico è nephesh, che significa “un essere animato, che respira, conscio e vivente.” L’uomo divenne anima vivente solo quando Dio soffiò la vita in lui.

La parola ebraica per spirito è ruach, che significa “vento, alito, aria, spirito.” La vita di Dio è continua; la parte immateriale dell’uomo fu progettata per vivere eternamente.

In Giovanni 20,19-22 è così scritto:
“La sera del primo giorno della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne, si presentò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!… Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi”. Detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”.

La morte di Gesù fa svanire la speranza nei suoi discepoli. Ma la resurrezione e l’alito della sua presenza li fa nascere a nuova vita.
Il respiro dell’anima in presenza di Dio è definito nelle varie religioni “preghiera” e “meditazione”.

La lingua rappresenta il legame tra il respiro e l’esperienza spirituale: in sanscrito antico “atman” significa soffio vitale/respiro/anima.

Tale termine compare per la prima volta nel Ṛgveda, la più antica raccolta degli inni vedici (XX-XV secolo a.C.) dove indica che l’essenza, il soffio vitale, di ogni cosa è identificabile nel Sole (Sūrya):

(SANSCRITO)
«citraṃ devānām ud agād anīkaṃ cakṣur mitrasya varuṇasyāgneḥ āprā dyāvāpṛthivī antarikṣaṃ sūrya ātmā jagatas tasthuṣaś ca»


(ITALIANO)
«Si è alzato il volto luminoso degli Dei, l’occhio di Mitra, di Varuṇa, di Agni, ha colmato il cielo la terra e l’aria: il Sole (Sūrya) è il soffio vitale di ciò che è animato e di ciò che non è animato»
(Ṛgveda I, 115,1)


Esso trae il significato da varie radici: an (respirare), at (andare) va (soffiare).

Nel Śatapatha Brāhmaṇa, uno dei commentari in prosa dei Veda probabilmente composti in un periodo compreso tra il X secolo l’VIII secolo a.C., questa descrizione come “essenza” e “soffio che dà la vita” propria del Ṛgveda viene interpretata come un’ unità, trascendente ed immanente al tempo stesso, di tutta la Realtà cosmica e in questo senso un analogo del Brahman, la formula sacrificale che genera e mantiene il Cosmo.

Le successive riflessioni degli Āraṇyaka, con l’importanza data alla «coscienza di Sé» (prajñātman), e poi delle Upaniṣad, intorno all’VII-IV secolo a.C., iniziano a delineare l’ātman come Sé individuale distinto eppure inscindibile dal Sé universale (Brahman).

Nella storia di CS Lewis Il leone, “La strega e L’armadio“, Aslan, il re di Narnia, incontra creature trasformate in statue di pietra. Respira su di loro e si trasformano di nuovo da blocchi di pietra insensibili in mammiferi senzienti a sangue caldo. Questa è una buona rappresentazione immaginaria di come deve essere stato il vero evento: l’uomo era insensibile e non vivente e Dio respirò nelle sue narici… così divenne una creatura pensante e cosciente.

La parola ebraica tradotta “creatura” o “essere” in questo passaggio è la parola per anima, che è nephesh. Significa “un essere animato, respirante, cosciente e vivente”. Sappiamo dal passaggio che Dio ha creato l’uomo e che la sua anima fa parte di tale creazione. Quando un uomo muore, la sua anima rimane viva e ritorna a Dio dove la Bibbia ci dice che un giorno affronterà il giudizio per “ciò che ha fatto nel corpo, sia esso buono o cattivo” ( Ebrei 9:27 ; 2 Corinti 5:10 ).

La vita inizia con un “soffio” – il primo “vagito”- e l’attività ritmica del polmone la sostiene e l’accompagna silenziosamente per tutta la sua durata fino alla fine, esalando l’ultimo “respiro”.

D’altra parte il polmone è l’unico organo ad avere il suo “debutto” alla nascita perché nel feto, all’interno dell’utero materno, il cuore già batte, il rene drena, il fegato metabolizza, mentre il polmone deve aspettare il parto per inaugurare con il primo vagito il suo “respiro” così fondamentale per la vita. Questo fenomeno è così vero, così evidente che da sempre tutte le antiche tradizioni associano l’inizio ed il perpetuarsi della vita al “respiro”, al “soffio”.

Questo “soffio” vitale non solo dà origine all’uomo ma ne mantiene l’esistenza: «Finché ci sarà in me un soffio di vita e l’alito di Dio nelle mie narici» (Gb 27,3);

«Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi fa vivere» (Gb 33,4).

La parola del Signore “crea” nel momento in cui viene “pronunciata” ed il “soffio” della Sua bocca mantiene la vita. «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera» (Sal 33,6).

Questo “alito” divino non solo origina la vita ma si identifica con l’ “anima”, la parte più sublime dell’uomo (dal latino anima e connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»). Dunque anche l’anima che – secondo il pensiero cristiano, ma anche di molte altre tradizioni spirituali, culture e religioni – sopravvive alla morte fisica del corpo col quale si riunirà solo alla fine dei tempi è un “soffio”, un ànemos.

La biomedicina sottolinea il ruolo particolarmente importante della funzione respiratoria (dunque del polmone che la governa) che, insieme con quella circolatoria (governata dal cuore), permette il mantenimento dell’esistenza. Se le funzioni respiratoria e cardiocircolatoria sono il fondamento della vita quotidiana, lo sono a maggior ragione quando l’organismo è in condizioni critiche. Le manovre di rianimazione per mantenere la vita sono primariamente e prevalentemente respiratorie nella prima fase e subito dopo cardiocircolatorie. Ce lo insegnano i rianimatori che iniziano quasi costantemente il loro soccorso con l’intubazione del paziente che permette di stabilizzare la funzione respiratoria, per verificare subito dopo le condizioni cardiache e sostenere il battito e la circolazione.

Ricordatevi di respirare. Dopo tutto, è il segreto della vita.”
Gregory Maguire

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