Mondialismo: come veniamo manipolati attraverso il controllo mentale e il pensiero unico

Ci sono forze oscure e potenti che si sono prefissate l’obiettivo di staccare irreparabilmente gli esseri umani dalle loro radici, di renderli “atomi vaganti” sulla terra, disancorati, omologati e intercambiabili, per poterli sempre più manipolare, sfruttare ed asservire…

La perdita delle radici e la perdita dell’identità, che poi sono due facce della stessa medaglia, solo in parte sono il risultato di dinamiche “naturali”, caratteristiche del mondo moderno; per la maggior parte invece, sono l’effetto di un piano, di una strategia accuratamente pianificata e perseguita da coloro i quali possiedono gli strumenti globali per farlo: i brevetti tecnologici, i mass media, i persuasori occulti, la moda e tutto ciò che plasma l’immaginario collettivo.

Nulla è casuale, tutto è stato studiato a tavolino, dalla Coca-Cola alla minigonna, dai jeans al telefonino multifunzionale, dalle canzoni destinate a scalare le classifiche all’ultimo videogioco. Queste forze hanno comprato o assoggettato anche gli uomini di governo, il ceto degli intellettuali, gran parte degli amministratori pubblici e, in genere, tutti quelli che concorrono a determinare l’opinione pubblica. Molti di essi collaborano con zelo agli indirizzi attuali per conformismo, per spirito gregario, per vanità: seguono la corrente, si uniformano a un piano prestabilito. Una parte invece, quelli di più alto livello, sono stati arruolati in maniera esplicita, benché segreta: prendono ordini dalla massoneria, che ha spianato loro la strada, li ha liberati dai concorrenti incomodi, li ha portati sul velluto fino alle poltrone che contano. Giunti alle quali, sembrano uomini potenti, ma sono solamente dei burattini telecomandati: fin dal loro insediamento devono guadagnarsi l’appoggio ricevuto, collaborando ciecamente al disegno per il quale sono stati reclutati. In questo modo vengono selezionati quasi tutti i presidenti, tutti i grandi dirigenti pubblici, tutti i direttori degli istituti finanziari, tutti i più celebri architetti e urbanisti, i registi cinematografici, i direttori delle case editrici, i presidi delle università pubbliche e private, moltissimi magistrati, i vertici delle forze armate e del Vaticano…

Tutto questo viene fatto per concorrere all’obiettivo prefissato: staccare gli esseri umani dalle loro radici, dal loro paese, dalla loro identità e anche dalla loro fede religiosa. Una volta recise le loro radici, gli umani non fanno più presa sul mondo, diventano inconsistenti, possono esser portati in qualunque direzione dal primo soffio di vento.

Un paese che, si badi, è prima di tutto un luogo dell’anima, così come il focolare domestico di Giovani Verga è prima di tutto un’intimità di affetti, e non solo una casa costruita in un certo luogo, entro un preciso spazio geografico, fatta di pietre e di mattoni.

C’è un legame essenziale fra gli uomini e il paese in cui vivono: recidere quel legame significa sradicarli e farne dei poveri alienati.

Un concetto che era stato caro ai nazionalisti tedeschi è il binomio sangue e suolo (Blut und Boden), cioè razza e terra. Ma siccome il nazionalismo, dopo il 1945, è stato oggetto della più aspra riprovazione, da parte della cultura dominante, da quel momento, parlare di identità, di legame con la terra, di razza in senso spirituale, di popolo come destino, è stato, per decenni, poco meno di un crimine: gli scrittori o i pensatori che lo facevano, venivano immediatamente guardati con sospetto e tacciati, nel migliore dei casi, di narcisismo e individualismo.

Peraltro, ai nostri giorni appare sempre più evidente che l’internazionalismo marxista ha soltanto preparato il terreno, sradicando il legame con la terra e il senso di identità, a quel che sta accadendo oggi, cioè l’irruzione di un rullo compressore ancor più inesorabile, quello della grande finanza speculativa, il cui obiettivo è spezzare il legame fra gli uomini e la terra per poterli meglio asservire ai suoi disegni. La globalizzazione, infatti, persegue, incoraggia e alimenta il massimo della frattura, della scissione e della lacerazione dell’io, attaccando la sua identità sino alle radici, ad esempio insinuando negli individui perfino il dubbio circa la propria identità sessuale, e, nello stesso tempo, indebolendo il legame con gli altri io…

In un certo senso, è come se le ultime generazioni fossero state esposte all’aggressione del globalismo senza avere in sé gli anticorpi per respingerne l’attacco. Questo perché gli adulti hanno gradualmente modificato, e infine rovesciato, il loro atteggiamento educativo nei confronti dei giovani, presentando loro come buono e desiderabile l’obiettivo di liberarsi dal vergognoso fardello del senso di appartenenza. L’amore e il rispetto per la fede religiosa, la patria e la famiglia, che ne erano l’essenza, sono diventati, un po’ alla volta, dei disvalori: e i giovani sono stati incoraggiati ad emanciparsi da simili residui di un mondo passato e che non deve ritornare. L’odio per il capitalismo è passato all’adorazione della sua quintessenza: il consumismo. In fondo però, a ben guardare, la cosa si spiega, perché l’orizzonte della globalizzazione turbo-capitalista non è poi tanto diverso da quello, che esse allora vagheggiavano, di una società comunista: il denominatore comune è la distruzione delle identità, delle appartenenze, di tutto ciò che è individuale, spirituale, “diverso” rispetto al totalitarismo dell’omologazione mondiale.

Secondo il politologo Jean-Yves Camus, si tratta di un:

«neologismo apparso agli inizi degli anni 1980 negli ambienti complottisti dell’estrema destra antisemita per designare l’azione presuntamente concertata delle società segrete, di gruppi d’interesse economico o di lobby per arrivare all’instaurazione di un governo mondiale»

Il concetto è utilizzato da Or Rosenboim, storico delle idee, per tradurre il versante politico della mondializzazione, che è generalmente compresa come un fenomeno economico e finanziario.

Il mondialismo ha affinità con il «nuovo ordine mondiale», poiché quest’espressione è utilizzata in alcuni ambienti complottisti.

Le opere di critica del «mondialismo» si focalizza spesso su personalità od organizzazioni, pubbliche o private, che identificano come collaboratrici di questo progetto. Fra questi ricorrono: Richard Coudenhove-Kalergi, Clarence Streit, David Rockefeller, la Fabian Society, la Round table, il Council on Foreign Relations, il gruppo Bilderberg, George Soros e la Commissione trilaterale.

Fra i politici che hanno criticato pubblicamente il mondialismo ci sono Pino Rauti, Jean-Marie Le Pen, Marine Le Pen e Donald Trump.

Il mondialismo non è la mondializzazione perchè questa è un processo ineludibile di interscambio materiale dovuto al progresso tecnico. Non possiamo opporci a questo e neppure sarebbe auspicabile farlo. Il rifiuto della mondializzazione non è il desiderio di un ritorno all’indietro della civilizzazione o un rifiuto del progresso. Quello che si mette in atto di accusa è il mondialismo.
Il mondialismo è un progetto ideologico, una sorta di religione laica che lavora per imporre un governo mondiale e per la dissoluzione di tutte le nazioni del pianeta.
Questo obiettivo viene coperto sotto il pretesto di una “pace universale”, visto che la diversità delle nazioni e dei popoli sono considerate dai mondialisti come la causa delle guerre che insanguinano il pianeta dall’alba dell’umanità.

L’attuale mondialismo oggi ha una doppia valenza.
L’Oscurantismo dei Diritti Umani: ovvero la proibizione, sotto accusa di blasfemia e di eresia, di utilizzare, a partire da adesso, la Ragione per criticare le malefatte concrete di questo processo totalitario sull’umanità concreta. Il mondialismo che è anche, allo stesso tempo, la costante ineludibile della società mercantile: questa è passata dalla libera impresa all’imprenditore del libero capitalismo finanziario, quella dove ogni uomo viene ridotto al ruolo di salariato e consumatore schiavo.
Disponiamo adesso della convergenza di due processi unificatori: uno ideologico e pensato: i Diritti Umani universali, l’altro, economico, imposto: la mercificazione integrale sotto la religione del profitto.
Due processi che si fondono oggi in uno stesso progetto, quello del “governo mondiale” sotto l’egidia del capitalismo, in nome degli astratti diritti Umani.
Che cosa è il politicamente scorretto? Il politicamente scorretto, è tutto quello che non accetta di sottomettersi.

Tutta la resistenza a questa subordinazione viene considerata un crimine contro l’Umanità. In sintesi: ogni rifiuto degli uomini a sottomettersi alla dominazione mondialista viene considerato da questo potere come crimine contro l’Umanità.
Queste “sentenze” permettono di espellere quelli che vengono accusati da tali “padroni del pensiero”, per la propria umanità, appiattendo il livello degli uomini senza diritti e che non possono godere dei famosi Diritti Umani.

E coloro che resistono a sottomettersi, quelli che vogliono seguire il loro stesso percorso, vengono sviliti e calpestati…

Nella sua logica essenziale, il pensiero unico corrisponde alla sovrastruttura ideologica compatta, unitaria e priva di antagonisti politici e culturali propria della struttura del fanatismo economico-finanziario globale quale si è venuto strutturando dopo il comunismo storico novecentesco.

Il pensiero unico è l’ordine simbolico coerente con il nuovo ordo oeconomicus rifeudalizzato, la sovrastruttura ideologica della struttura classista capitalistica divenuta mercato unico globale senza confini. L’omologazione economicamente diseguale della mondializzazione capitalistica si presenta così, in ambito culturale e sovrastrutturale, nella forma dell’ordine simbolico dominante del pensiero unico politicamente corretto, sistema superstizioso e imperfettamente laicizzato di interdizioni e di sanzioni atto a neutralizzare ogni idea, ogni orientamento, ogni prospettiva, ogni anelito non allineato con la struttura.

Da un diverso angolo prospettico, esso coincide con l’ordine simbolico che glorifica i rapporti di forza esistenti, la logica illogica di un sistema che orbita intorno all’obiettivo della crescita illimitata, alle disuguaglianze classiste sempre più radicali, alla neutralizzazione della possibilità di dissentire rispetto a questa follia, difesa con metodo dal Deus mortalis del mercato globale.
Il pensiero unico è la sovrastruttura che promuove l’ordine del dominio dell’élite mondialista contrabbandandolo come naturale, irreversibile e tale da promuovere l’interesse generale dell’umanità: è “unico” perché, come si diceva, è introiettato e metabolizzato anche dal Servo precarizzato, che ha fatto sua la visione del suo tradizionale avversario. Il dualismo conflittuale delle prospettive è spodestato dal monopolarismo simbolico promuovente l’occidentalismo e, insieme, la permanente subordinazione del servo precarizzato.
Se davvero siamo entrati nell’era della “fine delle ideologie”, ciò non dipende tanto dall’esaurirsi di visioni del mondo solide e compatte, quanto piuttosto dal sopravvivere di un’unica ideologia al singolare, quella del pensiero unico neoliberista che sempre santifica l’ordine esistente e liquida come “ideologica” ogni visione disomogenea e potenzialmente antagonistica rispetto ad esso.

Per la prima volta, le mappe concettuali dei dominati coincidono con quelle elaborate dai dominanti. Se nella fase dialettica il Servo era dominato ma non subalterno, nella fase assoluta è sia dominato, sia subalterno. Subisce un asservimento che è, insieme, strutturale e sovrastrutturale, materiale e ideologico.

Perché potesse compiersi questo processo di manipolazione e di controllo delle coscienze, teso a fare sì che il Servo amasse la propria schiavitù, occorreva procedere preventivamente alla lobotomizzazione delle masse; espressione con la quale alludiamo alla dinamica di normalizzazione del dissenso e di anestetizzazione della coscienza oppositiva che ha portato il Servo a orientarsi sempre solo secondo gli schemi dell’ordine simbolico dominante e, di conseguenza, ad abbandonare ogni prospettiva autenticamente e operativamente antagonistica. Più che di generica “lobotomizzazione” si potrebbe, forse, più propriamente parlare, con un neologismo euristico, di “logotomizzazione”, a segnalare come le nuove plebi subalterne siano state progressivamente private del logos come capacità di pensare, di comunicare e di misurare.

Programmazione attraverso i mass media

Il sesso è onnipresente nei mezzi di comunicazione di massa, in quanto attira e mantiene l’attenzione dello spettatore. 
Si collega direttamente al nostro istinto riproduttivo, e, quando attivato, questo istinto può immediatamente far passare in secondo piano ogni altro pensiero razionale nel nostro cervello. L’uso documentato di questa tecnica nei mass media dimostra che i suoi creatori credono fermamente nella sua efficacia. Recenti studi hanno anche dimostrato che funziona, soprattutto quando il messaggio è negativo. Un’équipe dell’University College of London, finanziata dalla Wellcome Trust, ha scoperto che la percezione subliminale è particolarmente adatta a registrare i messaggi negativi.

I livelli della programmazione Monarch identificano le «funzioni» dello schiavo e prendono il nome dalle onde cerebrali dell’elettroencefalografia (EEG) ad esse associate. 


SCHIAVA MONARCH – PROGRAMMAZIONE BETA. 

– BETA: fa riferimento alla programmazione «sessuale» (schiavi sessuali). Questa programmazione elimina tutte le convinzioni morali apprese e stimola l’istinto sessuale primitivo, privo di inibizioni. 
A questo livello si possono creare alter ego «gattine». 
Conosciuta come la programmazione Kitten [gattina], è il più evidente tipo di programmazione a cui sono state sottoposte celebrità femminili, modelle, attrici e cantanti. Nella cultura popolare, i vestiti a disegno felino spesso denotano tale programmazione.

“Elemento chiave del controllo sociale, la strategia della diversione è quella di distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche attraverso un fiume continuo di distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia di diversione è anche essenziale per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali nei campi della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Mantenere l’attenzione del pubblico distratto, lontano da problemi sociali reali, affascinato da argomenti di non reale importanza. Mantieni il pubblico impegnato, occupato, senza tempo per pensare, sempre nella fattoria con gli altri animali. Fai in modo che l’individuo creda di essere il solo responsabile della sua disgrazia, a causa dell’insufficienza della sua intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di rivoltarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-deprezza e si sente in colpa, il che genera uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione dell’azione. E senza azione, nessuna rivoluzione!”

– Estratto da Armi silenziose per guerre tranquille –

“I metodi di ipnosi cui si fa ricorso nella propaganda commerciale e politica costituiscono un grave pericolo per l’equilibrio mentale, in particolare per il pensiero chiaro e critico e per l’indipendenza emozionale. Non dubito che studi approfonditi mostreranno come il danno causato dall’intossicazione da droghe sia solo una frazione del danno prodotto dai metodi di lavaggio del cervello in uso nella nostra società, e che vanno dai suggerimenti subliminali a espedienti semipnotici come la continua ripetizione o la distrazione del pensiero razionale mediante l’appello sessuale. Non siamo affatto padroni delle nostre menti, perché la propaganda da cui siamo bombardati fa ricorso a metodi ipnotici. E, per combattere questo pericolo via via crescente, dobbiamo impedire l’uso di tutte le forme ipnotizzanti di propaganda, sia per quanto riguarda le merci, sia per quanto riguarda gli uomini politici. Tutti i metodi di lavaggio del cervello usati dalla propaganda politica e dalla pubblicità industriale devono essere messi al bando. I metodi in questione sono pericolosi, non solo perché ci inducono ad acquistare cose di cui non abbiamo bisogno e che non desideriamo, ma anche perché ci persuadono a scegliere rappresentanti politici di cui non avremmo bisogno e che non desidereremmo se fossimo nel pieno possesso delle nostre facoltà mentali.” (Erich Fromm – Avere o Essere?)

“Le masse… il loro atteggiamento verso il nuovo regime dopo il golpe sarà, alla lunga, decisivo. Il nostro compito immediato sarà di imporre l’ordine pubblico, ma il nostro obiettivo di lungo termine sarà guadagnare l’accettazione delle masse, sì che L’USO DELLA COERCIZIONE FISICA NON SIA NECESSARIO.”… il nostro STRUMENTO in questa direzione sarà il CONTROLLO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE di massa…”. Ecco spiegato perchè argomenti come le scie chimiche non trovino quasi mai spazio sui media più importanti, salvo solo venirne denigrati quando chiamati in causa.
-“Colpo di Stato: manuale pratico”. L’autore è Edward Luttwak, un esperto militare che è stato anche consigliere di Ronald Reagan, superconservatore e militarista.

Qui viene la parte migliore:
“Ogni individuo che si oppone dovrà operare in isolamento. Quindi dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie. Se qualche resistenza compare, dobbiamo SOTTOLINEARE CON FORZA CHE ESSA VIENE DA ISOLATI, OSTINATI INDIVIDUI, MAL INFORMATI E DISONESTI, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. Il lavoro costante sul tema dell’isolamento faranno APPARIRE LA RESISTENZA INUTILE E PERICOLOSA”.
“Faremo uso di SELEZIONE adatta di FRASI SGRADEVOLI (per esempio ANTI-AMERICANISMO ANTI-SEMITISMO… oppure, aggiungo io, SCIACHIMISTA… PARANOICO OSSESSIONATO…) anche se il loro significato è stato oscurato dal loro normale uso costante e deliberato, esse restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo”.
In queste frasi chi avete riconosciuto?

Le quattro componenti del controllo mentale
Non si può capire il controllo mentale senza comprendere quanto siano potenti le tecniche di modificazione del comportamento e quale ruolo giochi l’influenza del conformismo e dell’obbedienza all’autorità. Se prendiamo questi capisaldi della psicologia sociale come base di partenza, potremo meglio identificare gli elementi fondamentali del controllo mentale. Il controllo mentale può essere compreso appieno analizzando le tre componenti descritte dallo psicologo Leon Festinger in quella che è conosciuta come la “teoria della dissonanza cognitiva”. Si tratta del controllo del comportamento, controllo dei pensieri e controllo delle emozioni.
Ogni componente influenza profondamente le altre due: modificandone una anche le altre tenderanno a cambiare. Se si riesce a cambiarle tutte e tre, l’individuo sarà spazzato via. Si può prendere in considerazione però anche questa quarta componente: il controllo dell’informazione. Controllare il flusso di informazioni di cui una persona dispone significa limitare la sua capacità di pensare autonomamente. Questi fattori possiamo definirli le quattro componenti del controllo mentale, i veri capisaldi che aiutano a capire il modo in cui tale controllo si realizza.

Controllo del comportamento
Il controllo del comportamento è ciò che regola la realtà fisica di un individuo. Include il controllo del contesto in cui la persona si trova – vale a dire dove abita, quali vestiti indossa, che cibo mangia, quanto dorme – come pure il suo lavoro, le abitudini e altre attività.
La necessità di esercitare il controllo comportamentale è alla base dei rigidi programmi di vita che molti culti impongono ai propri adepti. Una buona parte della giornata viene destinata a riti e attività di indottrinamento. È frequente l’abitudine di assegnare agli affiliati obiettivi e lavori specifici, in modo da limitare il loro tempo libero e il loro comportamento.
Nei culti distruttivi c’è sempre qualcosa da fare. In alcuni dei gruppi più restrittivi i membri devono chiedere il permesso per qualsiasi cosa. In alcuni casi l’individuo viene reso così dipendente dal punto di vista finanziario che la sua facoltà di scelta comportamentale si restringe automaticamente.

Controllo del pensiero
Il controllo del pensiero, la seconda importante componente del controllo mentale, prevede l’indottrinamento dei membri in maniera così pervasiva da far loro interiorizzare la dottrina del gruppo, assumere un nuovo sistema gergale e usare tecniche di blocco del pensiero che tengano le loro menti “centrate”. Per diventare un buon seguace, infatti, una persona deve prima imparare a manipolare i propri processi mentali.
Nei culti totalitari, l’ideologia è interiorizzata come “la verità”, l’unica e autentica “mappa” della realtà. La dottrina serve non solo a filtrare le informazioni in entrata, ma indica anche il modo in cui elaborarle. Generalmente si tratta di dottrine assolutistiche, che dividono ogni cosa in “bianco o nero”, “noi o loro”. Tutto ciò che è buono si incarna nel leader e nel suo gruppo. Tutto ciò che è cattivo è nel mondo esterno. I gruppi più totalitari dichiarano che la loro dottrina è stata scientificamente dimostrata. La dottrina sostiene di poter esaudire tutte le domande, di rispondere a tutti i problemi e a tutte le situazioni. Un affiliato non ha bisogno di pensare con la sua testa, dal momento che la dottrina pensa per lui.
Un culto distruttivo ha un suo “proprio” linguaggio, che contempla parole ed espressioni tipiche. Poiché il linguaggio fornisce i simboli che usiamo per pensare, controllare determinate parole significa anche controllare i pensieri. Molti gruppi infatti condensano situazioni complesse, danno loro un’etichetta e le trasformano in cliché di gruppo. Questa etichetta, che altro non è che l’espressione verbale del gergo interno, governa il modo di pensare di ogni singolo individuo, quale che sia il contesto in cui si trova.

Controllo delle emozioni
Il controllo delle emozioni, la terza componente del controllo mentale, mira a manipolare e limitare la sfera dei sentimenti. Sensi di colpa e paura sono gli strumenti impiegati per tenere le persone sotto controllo. Il senso di colpa è forse l’unica e più importante leva emozionale capace di indurre conformismo e accondiscendenza. La colpevolizzazione messa in atto può essere di vario tipo: storica (ad esempio il fatto che gli USA abbiano sganciato la bomba atomica su Hiroshima); di pensiero (“Non sto vivendo secondo le mie potenzialità”); legata ad azioni passate (“Ho superato un esame usando l’imbroglio”); sociale (“C’è gente che sta morendo di fame”), e via dicendo. Tutti sensi di colpa che possono essere sfruttati da chi è a capo di un culto distruttivo. La maggior parte degli affiliati non è affatto consapevole che i sensi di colpa e le paure vengono usati al fine di controllarli: sono stati condizionati a colpevolizzare sempre e soltanto se stessi.
La paura mira a tenere unito il gruppo ed è sostanzialmente usata in due modi. Il primo è la creazione di un nemico esterno che ti perseguita. Il secondo sistema impiegato è terrorizzare il soggetto a fronte della possibilità di essere scoperto e punito dai capi. La paura di cosa ti potrà accadere se non fai bene il tuo lavoro può essere terribile. Alcuni gruppi sostengono che se i discepoli saranno negligenti nell’adempimento del loro lavoro, ciò causerà un olocausto nucleare o qualche altro immane disastro.

Controllo dell’informazione
Il controllo dell’informazione è l’ultima componente del controllo mentale. L’informazione è il carburante che usiamo per il buon funzionamento della nostra mente: se a una persona viene negata l’informazione necessaria a formulare giudizi fondati, non sarà più in grado di formarsi opinioni proprie. Le persone rimangono intrappolate nei culti non solo perché viene loro negato l’accesso a informazioni di carattere critico, ma anche perché vengono a mancare loro quegli appropriati meccanismi interni che servono ad elaborarle. Tale controllo dell’informazione ha un impatto drammatico e devastante.
In molti culti totalitari le persone hanno un accesso limitato ai mezzi d’informazione che non siano di pertinenza del culto, sia che si tratti di giornali, riviste, televisione o radio. Ciò è in parte dovuto al fatto che vengono tenute impegnate a tal punto da non avere il benché minimo tempo da dedicare ad altro. E quando leggono qualcosa, si tratta sempre di propaganda del culto o di materiale che è stato accuratamente censurato al fine di “aiutare” i seguaci a non spostare la loro attenzione.

“Ora viviamo in una nazione dove i medici distruggono la salute, gli avvocati distruggono la giustizia, le università distruggono la conoscenza, la stampa distrugge l’informazione, la religione distrugge la morale e le banche distruggono l’economia.”- Chris Hedges

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: