Seneca: amicizia e condivisione

Lucio Anneo Seneca, anche conosciuto solo come Seneca, è stato un filosofo, drammaturgo e politico romano, esponente dello stoicismo eclettico di età imperiale, attivo in molti campi, compresa la vita pubblica. Divenne tutore e precettore del futuro imperatore Nerone, su incarico della madre di quest’ultimo, Giulia Agrippina Augusta. Dopo il cosiddetto “quinquennio di buon governo” (54-59), in cui Nerone governò saggiamente sotto la tutela di Seneca, l’ex allievo e il maestro si allontanarono sempre di più, portando il filosofo al ritiro politico che aveva sempre desiderato. Infine Seneca cadde vittima della repressione e venne costretto al suicidio dall’imperatore…

LETTERE A LUCILIO, Libro 1 – Capitolo 6
Lucilio caro, mi rendo conto che non solo mi sto correggendo, ma addirittura mi trasformo; certo non garantisco, e nemmeno spero, che non ci sia in me più nulla da cambiare. E perché non dovrei avere ancora molti sentimenti da frenare, da attenuare, da elevare? Vedere difetti che fino ad allora ignorava, proprio questa è la prova di un animo che ha fatto progressi; con certi malati ci si rallegra quando prendono coscienza del loro male. Ci terrei, dunque, a farti conoscere questo mio improvviso cambiamento; allora comincerei ad avere una più salda fiducia nella nostra amicizia, quella vera che non la speranza, non il timore, né la ricerca del proprio interesse può spezzare, quell’amicizia che dura fino alla morte, e per la quale si è pronti a morire. Potrei menzionarti molti cui non è mancato l’amico, ma la vera amicizia: questo non può verificarsi quando un’identica volontà di desiderare il bene induce gli uomini a unirsi. Perché no? Perché essi sanno di avere ogni cosa in comune e soprattutto le avversità.
Non puoi immaginare quali progressi io mi accorga di compiere giorno per giorno. Tu mi dici: “Riferisci anche a me questo metodo che hai trovato così efficace.” Certo desidero travasare in te tutto il mio sapere e sono lieto di imparare qualcosa appunto per insegnarla. Di nessuna nozione potrei compiacermi, per quanto straordinaria e vantaggiosa, se ne avessi conoscenza per me solo. Se mi fosse concessa la sapienza a condizione di tenerla chiusa in me senza trasmetterla ad altri, rifiuterei: non dà gioia il possesso di nessun bene, se non puoi dividerlo con altri. Ti manderò perciò i miei libri e perché tu non perda tempo a rintracciare qua e là i passi utili, li sottolineerò: così troverai subito quello che condivido e apprezzo. Più che un discorso scritto, però ti sarà utile il poter vivere e conversare insieme; al momento è necessario che tu venga, primo perché gli uomini credono di più ai loro occhi che alle loro orecchie, poi perché attraverso i precetti il cammino è lungo, mentre è breve ed efficace attraverso gli esempi. Cleante non avrebbe potuto esprimere compiutamente la dottrina di Zenone se avesse soltanto ascoltato le sue lezioni: fu partecipe della sua vita, ne penetrò i segreti, osservò se viveva secondo i suoi insegnamenti. Platone, Aristotele e tutta la massa dei filosofi, che poi presero strade diverse, impararono più dalla vita che dalle parole di Socrate. Non la scuola di Epicuro, ma il vivere con lui rese grandi Metrodoro, Ermarco e Polieno. E non ti faccio venire solo perché tu ne tragga giovamento, ma anche perché tu mi sia utile; ci aiuteremo moltissimo a vicenda.
Frattanto, poiché ti devo il mio piccolo contributo quotidiano, ti dirò il pensiero che oggi mi è piaciuto in Ecatone. “Tu chiedi quali progressi abbia fatto?” egli scrive, “Ho
cominciato ad essere amico di me stesso.” Ha fatto un grande progresso: non sarà mai solo. Sappi che tutti possono avere questo amico. Stammi bene.

È incredibile quanto una semplicissima lettera possa insegnare così tanto…

Dal testo possiamo infatti trarre varie lezioni di vita. Nella prima, il filosofo spiega che il primo passo per migliorare sè stessi è quello di prendere consapevolezza dei propri problemi per poter di conseguenza agire su di essi. Più numerose sono invece le lezioni sull’amicizia. Seneca parla di come un’amicizia vera, un’amicizia profonda, a livello di fratellanza, di amore puro, possa spingere a fare di più. Questa amicizia oltre ad essere indistruttibile, rende migliori, permette di imparare l’uno dall’altro, ci insegna a condividere. Il filosofo continua infatti dicendo che per lui la condivisione è estremamente importante e che se non potesse condividere la sua conoscenza con gli altri preferirebbe non sapere affatto, in quanto essere l’unico ad avere qualcosa, senza poterla condividere con nessuno, non dà gioia…
La lezione più importante, a nostro personale parere, è l’ultima. Con l’affermazione “ho cominciato ad essere amico di me stesso“, Seneca completa tutte le sue lezioni sull’amicizia. Ci spiega che l’amicizia verso noi stessi deve essere la nostra priorità in quanto siamo noi stessi le persone con cui dovremo convivere per il resto dei nostri giorni. Quest’amicizia è inoltre il punto di partenza per riuscire ad averla con gli altri e a goderne pienamente e puramente. Se non siamo noi i primi ad amarci, sarà più difficile accettare che gli altri lo facciano nei nostri confronti, rendendoci automaticamente più distanti e meno fiduciosi verso il prossimo… e noi stessi. Quindi finiamo con una frase che può racchiudere il significato intrinseco dell’articolo: amate voi stessi così da poter amare il prossimo.

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