Pin-occhio, fiabe esoteriche: interpretazioni occulte del celebre romanzo di Collodi

Forse non tutti sanno che il “Pinocchio” di Collodi è un racconto iniziatico, velato sotto forma di favola per bambini e ragazzi…

Già il nome Pinocchio è un’allusione alla ghiandola pineale, cioè la manifestazione fisica del “terzo occhio”: pin-occhio (occhio–pineale). Un pezzo di legno, un burattino per l’appunto, a cui viene “insufflata” un’anima e prende vita, ma che con varie prove (iniziatiche) riuscirà alla fine a diventare un “Bambino Vero”. Facile comprendere che il pezzo di legno animato, dotato di vita quindi, ma senza Volontà, in quanto burattino, sia un’allegoria del Sé inferiore; mentre, il Bambino Vero (Bambin Gesù-Cristo) rappresenta la nascita del Cristo nell’uomo o Sé Superiore.  Naturalmente, il grillo parlante, il gatto e la volpe (corpo astrale e corpo mentale), e tutti i vari personaggi e le situazioni del racconto hanno anch’essi un significato esoterico, nascosto e profondo.

Notare che il libro di Pinocchio ebbe grande successo popolare, ma l’allora imperante perbenismo (1883 è l’anno della pubblicazione) della critica letteraria ne sconsigliò la lettura ai ragazzi “di buona famiglia” per i quali, taluno soggiunse, “poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d’ispirazione”.

Pinocchio è una storia con una narrazione semplice che può essere goduta da parte delle masse, ma con un significato nascosto riservato a coloro “che sanno” e “che vedono”.

CARLO COLLODI

Pseudonimo di Carlo Lorenzini, fu uno scrittore e giornalista fiorentino vissuto a cavallo del XIX secolo. Sua madre Angiolina era figlia del fattore dei marchesi Garzoni Venturi e amministrava il podere di Veneri, alle porte del paese di Collodi, il cui nome ha appunto ispirato il celeberrimo pseudonimo di Carlo Callodi. Iniziò il suo percorso letterario scrivendo su un giornale satirico da egli stesso fondato: Il Lampione, periodico che dopo il lancio incorse nella censura e venne chiuso.  Ad un certo punto la sorte gli sorrise, e da disoccupato scrittore Collodi fu assunto presso diversi ministeri italiani, collaborò alla stesura di un vocabolario e fondò una nuova rivista, La Scaramuccia, grazie alla quale iniziò ad occuparsi di composizione teatrale. In quel periodo la sua carriera assunse una piega singolare. Accettò infatti un incarico ministeriale in qualità di censore teatrale, così che nel giro di una stagione, da censurato diventò censore! Dal 1875, dietro incarico dell’editore Paggi, si occupò della traduzione per l’Italia delle più note fiabe francesi. Fu così che apprese l’arte della composizione fiabesca…

Nel 1881, sul primo numero del Giornale per i Bambini – progenitore dei periodici per ragazzi – fu pubblicata la prima puntata della sua celebre favola, con il titolo: Storia di un Burattino. Tutte le puntate sarebbero state raccolte due anni dopo, nel 1883, in un volume dal titolo Le avventure di Pinocchio. Quella di Collodi fu una vita piuttosto normale, se si esclude il rapporto ambivalente con la censura, ed il fatto che fosse, molto probabilmente, un massone.

Si è spesso parlato dell’affiliazione di Collodi alla massoneria. Sebbene, in effetti negli ambienti massonici si parli da sempre e con insistenza di tale presunta appartenenza dell’illustre scrittore, tuttavia, non vi sono prove certe. La tesi dell’affiliazione di Collodi si fonderebbe su un’errata comprensione di un saluto in calce a una sua lettera: in essa la contrazione “suo affo” è stata letta come “fratello” anziché “affezionato”.

La storia narrata da Collodi comunque sembra disseminata di alcuni elementi che farebbero pensare alla vicinanza dell’autore proprio ad ambienti massonici ma anche ad una certa confidenza con le tematiche esoteriche. Per esempio, quando il burattino arriva finalmente dove dovrebbe essere la casa della Fata Turchina, vi trova soltanto una pietra di marmo con incise queste parole : “Qui giace la bambina dai capelli turchini morta di dolore per essere stata abbandonata dal suo fratellino Pinocchio”. Allo stesso modo anche gli altri burattini di Mangiafuoco, riferendosi a Pinocchio, lo chiamano “fratello”. Questi appellativi non sembrano inseriti a caso ma potrebbero essere chiari riferimenti proprio ai fratelli massonici e alla vicinanza dell’autore con questi ambienti. 

Le chiavi di lettura della favola collodiana sono perlomeno tre. Una di stampo massonico, la seconda di stampo pedagogico e la terza di stampo politico-reazionario.

Chiave di lettura gnostico-massonica

Pinocchio simbolicamente potrebbe rappresentare la storia di un’iniziazione: una marionetta di legno, simbolo della meccanicità della persona che aspira a ritrovare la sua anima. Un’allegoria del sé inferiore che tende a modellarsi per diventare un essere umano che prova emozioni e quindi migliore: né più né meno, dunque, di quello che è il processo alchemico e allo stesso modo il percorso massonico dall’iniziazione fino all’ultimo grado. Il pezzo di legno rappresenterebbe proprio la pietra grezza che in massoneria va smussata e lavorata con gli attrezzi tipici degli scalpellini (molto simili anche a quelli di Geppetto) e che si trovano simbolicamente anche nelle logge massoniche.

Pinocchio, pur essendo un burattino di legno, comincia a muoversi e a parlare e ciò ci ricorda il mito gnostico che afferma che l’uomo, appena creato, giacque immobile e senza vita sul terreno, finché non ricevette la scintilla divina proveniente da un mondo ben superiore al suo creatore.

Nel corso del racconto, Pinocchio viene più volte ingannato dal Gatto e dalla Volpe che rappresentano le seduzioni dell’illusorio mondo materiale che distolgono l’uomo nel suo percorso verso l’illuminazione.

L’ episodio, per esempio, della sua trasformazione in asino, in termini esoterici, indica che egli è più vicino alla sua dimensione materiale più che a quella spirituale, impersonata da questo animale testardo. Questa parte della storia è un riferimento letterario chiaro ad Apuleio e alla sua opera “La Metamorfosi” o “Asino d’oro”, un classico studiato nelle scuole misteriche e anche nelle logge massoniche.

Il tema dell’autonomia e dell’auto-miglioramento è fortemente ispirato agli insegnamenti gnostico-massonici: la salvezza spirituale è qualcosa che dev’essere meritata attraverso l’auto-disciplina, la conoscenza di sé e la forza di volontà.

Un altro riferimento alle tematiche massoniche si può individuare nella spoliazione dai metalli da parte del profano durante il rito di iniziazione, all’inizio del quale bisogna necessariamente consegnare tutto il denaro, in metallo o banconote, i gioielli e gli oggetti metallici in possesso. Questo rito simboleggia l’abbandono dell’attaccamento alle idee preconcette del distacco da ogni passione ed elemento materiale prima di entrare nella loggia. La stessa cosa avviene a Pinocchio nel momento in cui semina nella terra le monete d’oro; infatti, proprio da quel momento inizia il suo cammino verso la “salvezza finale”. II Paese dei Balocchi, infine, è una metafora della vita “profana”, così intesa in ambito massonico, caratterizzata dall’ignoranza, dalla ricerca della gratificazione immediata e dalla soddisfazione degli istinti più bassi. Anche i personaggi della storia potrebbero avere una valenza simbolica. In questa prospettiva Mangiafuoco corrisponderebbe a Mammona che nei Vangeli è equiparato al denaro e più propriamente al potere della mondanità, mentre in Lucignolo è rinvenibile Lucifero che, come il Gatto e la Volpe (le passioni del corpo), distraggono Pinocchio dalla scuola e quindi dalla possibilità di accedere a un livello di conoscenza superiore; nella Fata Turchina si esprimerebbe l’archetipo della Grande Madre, assimilabile a Iside ma anche alla Madonna cristiana che aiuta infine Pinocchio a ricongiungersi al “padre”. Queste considerazioni, così impostate, farebbero sfociare l’analisi in un’altra chiave interpretativa…

Chiave di lettura spirituale

Alcune vicende della storia potrebbero essere riconducibili ad elementi attinti dal filone spirituale. Già nella “creazione” di Pinocchio si può riscontrare un evidente parallelismo con le vicende bibliche e religiose. geppetto è creatore e padre e non a caso falegname proprio come san giuseppe, ma va oltre la funzione del padre putativo di Gesù perché inconsapevolmente fornisce a Pinocchio anche la possibilità di diventare “uomano”. Si può notare quindi, un’apparente inversione del paradigma o forse anche una sovrapposizione: Gesù muore su un pezzo di legno quale la croce, mentre Pinocchio nasce proprio da un pezzo di legno.

Pinocchio, come in generale ogni essere umano, è insidiato da intelligenze maligne, diaboliche più astute di lui (il Gatto e la Volpe) ; non avrebbe alcuna possibilità di salvezza senza l’intervento della fata e di altre creature benevole. Infine Pinocchio non può restare prigioniero di Mangiafuoco perché a differenza degli altri burattini ha la consapevolezza di aver un “padre”. C’è poi un altro episodio significativo che rientra chiaramente in tale matrice spirituale: Pinocchio nel ventre del pescecane, un chiaro riferimento al racconto biblico di Giona nell’Antico Testamento. Simbolicamente rappresenta la resurrezione e può essere collegato, come abbiamo visto, al tema del perfezionamento dello spirito; l’ambiente descritto nella pancia del grosso animale marino potrebbe coincidere anche nell’arredo del cosiddetto gabinetto di riflessione in cui vengono fatti sostare i neofiti per l’iniziazione massonica. 

Anche la stessa figura della Fata Turchina potrebbe rappresentare Maria per il suo intervento provvidenziale e la sua strumentalità a Geppetto. Dopotutto la storia di Pinocchio è l’archetipo della ribellione e del ritorno del Padre : un’espansione della parabola del figliuol prodigo.

Pinocchio viene impiccato, ma risorge ed ecco la sua “morte iniziatica”: in questo caso si sovrappongono la chiave di lettura esoterica con quella più prettamente spirituale. 

Sibaldi parla di Pinocchio come di un’opera cabalistica poiché afferma che lo stesso Collodi fosse un cabalista, altri autori come per esempio Giacomo Maria Prati, evidenziano ulteriori similitudini con il processo alchemico: il burattino rappresenta in tale ottica “la materia grezza universale” già piena di vita propria che viene plasmata da un demiurgo-architetto e la Fata Turchina appare come Iside-Grande Madre, signora della api, delle trasformazioni e degli animali. Il legno stesso è segno della nave e del viaggio e Pinocchio passa più volte attraverso i quattro elementi della natura alla ricerca perenne della quintessenza.

Viene infatti bruciato dal fuoco nei piedi e rischia di essere del tutto bruciato per opera del gatto e della volpe nel bosco di notte, naufraga due volte nell’isola della Fata e nel ventre del pesce, vive l’esperienza dell’aria due volte: appeso alla quercia grande e volando sul colombo! Si tratta quindi sempre di “prove iniziatiche” dove il nostro protagonista rischia spesso la morte e ciò gli apre nuove vie e stadi di maturazione interiore.

In ogni caso, tutte le diverse sfide esistenziali che Pinocchio si trova ad affrontare, parlano di trasformazione e sono sempre seguite da un processo di crescita. Questo viaggio è costellato di simboli come suggerisce Giacomo Maria Prati: dal serpente al cane, dal pesce alla ricetta magica che moltiplica l’oro a base di terra, acqua e sale, elementi fortemente simbolici: “il sale significa lo spirito, l’acqua significa la mutazione/anima volatile e la terra significa il corpo o il cuore.” Letta in chiave simbolica, l’opera, continua Giacomo Maria Prati, è invece “un teatro dialettico abilissimo fra il libero arbitrio e il destino, fra la volontà e la necessità, fra il sogno e la vita. Finisce infatti in modo prodigioso: una storia tutta onirica si conclude nell’unico sogno “veramente” raccontato, un sogno teurgico e taumaturgico che libera l’essere dal legno e lo restituisce alla sua vera dimensione. Un sogno che ricorda quelli incubati nei Templi di Asceplio o Demetra.”

Analisi del film d’animazione della Disney

Ci sono molte diversità tra il libro di Collodi e il film d’animazione creato dalla Disney. La trama è stata semplificata e Pinocchio è diventato un innocente, di carattere felice e attivo, piuttosto che il disadattato testardo e ingrato del libro originale. Tutti gli elementi fondamentali sono però ancora presenti nel fiim e il messaggio di fondo rimane intatto.

La tentazione della fama e della fortuna

Sulla strada per la scuola Pinocchio viene fermato dal Gatto e dalla Volpe che gli indicano la comoda strada del successo: in questo caso, lo spettacolo. Nonostante gli avvertimenti della coscienza, la marionetta segue i personaggi in ombra e viene venduto a Mangiafuoco, il belligerante promotore dello spettacolo di burattini. Durante la sua performance, Pinocchio conosce i meccanismi del sistema della strada facile: fama, fortuna e anche donne-burattino.

Pinocchio apprende rapidamente però il grande prezzo di questo apparente successo: non può tornare a vedere il suo padrone (il Creatore), il denaro che genera è utilizzato per arricchire Mangiafuoco, il suo “gestore”, e vede ciò che lo attenderà quando sarà cresciuto, ovvero l’essere considerato uno scarto.

Mangiafuoco è una chiara rappresentazione di uno degli Arconti (gli Arconti, sono quelle figure che nella teogonia e cosmogonia gnostica svolgono il ruolo di giudici e controllori del mondo materiale), le potenze che, insieme al Demiurgo, reggono e governano questo mondo.

Dopo aver visto la vera faccia della strada facile, Pinocchio si rende conto del triste stato in cui si trova: è in gabbia come un animale e in balia di un burattinaio crudele. È stato ingannato e ha messo in vendita la sua anima.

Pinocchio riguadagna poi la sua coscienza (il Grillo parlante) e cerca di scappare. Tutte le buone coscienze del mondo però non possono salvarlo visto che è chiuso in una gabbia con un lucchetto…

Niente di meno di un intervento divino è necessario per salvarlo, ma non prima che si mostri sincero alla fata (il messaggero divino) e, soprattutto, a sè stesso.

Le tentazioni dei piaceri materiali

Tornato sulla strada giusta, Pinocchio viene fermato dalla Volpe che lo attrae in direzione del “Paese dei balocchi”, un luogo senza scuola (la Conoscenza) e le leggi (i valori morali). I bambini possono mangiare, bere, fumare, combattere e distruggere a piacimento, il tutto sotto l’occhio vigile del cocchiere che li ha condotti fin lì.

Leggiamo nel romanzo : “Lì non vi sono scuole. Lì non vi sono maestri. Lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai”. E ancora : “le giornate si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera. La sera poi si va a letto, e la mattina dopo si ricomincia daccapo”.

Si tratta chiaramente di una descrizione della vita profana in cui è immersa la maggioranza dell’umanità, fatta della sola ricerca dei beni e delle soddisfazioni materiali.

Il fatto che il paese dei balocchi sia abitato solo da bambini, indica che la maggioranza dell’umanità vive ancora in uno stato infantile ed elementare, incline al vizio e immersa nell’ignoranza e, infatti, i bambini che lo abitano, prima o poi vengono trasformati in asini è ciò ci fa pensare ad una reincarnazione in uno stato inferiore a quello umano.

Il Paese dei balocchi è una chiara metafora per la vita “profana” caratterizzata dall’ignoranza, dalla ricerca della gratificazione immediata e della soddisfazione dei più bassi impulsi della vita. Il cocchiere incoraggia questo comportamento sapendo che è un metodo perfetto per creare schiavi. I ragazzi che si abbandonano a sufficienza a questo stile di vita si trasformano in asini e vengono poi sfruttati dal cocchiere per lavorare in miniera. Un’altra rappresentazione piuttosto cupa, questa volta delle masse ignoranti.

Le Metamorfosi descrive le avventure di Lucio, che è tentato dalle meraviglie della magia, e a causa della sua stupidità si trasforma in un asino. Questo lo porta ad affrontare un viaggio lungo e difficile dove è infine salvato da Iside e si unisce al culto del suo Mistero. Il racconto de Le Metamorfosi offre molte somiglianze con Pinocchio per la sua trama, la sua allegoria spirituale e il suo tema d’iniziazione occulta.

Pinocchio, una volta riconquistata la sua coscienza, sfugge dalla prigione della vita profana e scappa dal Paese dei Balocchi.

• L’iniziazione
Pinocchio torna a casa per unirsi con suo padre, ma la casa è vuota. Egli scopre che Geppetto ė stato inghiottito da una balena gigante. Il burattino si getta in acqua e viene lui stesso ingoiato dalla balena al fine di trovare il suo Creatore. Questa è la sua iniziazione finale, dove il suo compito è quello di fuggire dalla vita ignorante (simboleggiata dal ventre della balena gigante) e guadagnarsi la luce spirituale.

Ancora una volta, Carlo Collodi è stato fortemente ispirato da una storia classica dell’iniziazione spirituale: Libro di Giona, presente nell’Antico Testamento. La storia del profeta Giona ingoiato dalla balena viene studiato anche nelle scuole misteriche.

Giona è il personaggio centrale del Libro di Giona. Gli viene ordinato da Dio di andare verso la città di Ninive per profetizzare contro di essa «perché la loro grande malvagità è salita fino a me». Giona mira invece a fuggire «dalla presenza del Signore» andando a Jaffa e facendo vela a Tarsis. Una tempesta enorme infuria e i marinai, realizzando che questa non è una tempesta ordinaria, capiscono che la colpa è di Giona. Giona ammette le sue colpe e afferma che se verrà gettato in mare la tempesta cesserà. I marinai cercano di indirizzare la nave a riva, ma vedendo che sarebbero stati inghiottiti dal mare decidono di gettare Giona in mare, a quel punto il mare si calma. Giona è miracolosamente salvato da un pesce enorme che lo ha inghiottito, appositamente preparato da Dio dove passò tre giorni e tre notti (Gio 1, 17). Nel secondo capitolo, mentre si trova nel ventre del grande pesce, Giona prega Dio nella sua afflizione e si impegna a onorarlo e a pagare quello che ha promesso. Dio comanda al pesce di vomitare Giona.

Giona esce dal ventre della balena e sbarca sulle spiagge di Ninive dove predicherà la penitenza.

Ecco come il grande iniziato Manly Palmer Hall (1901-1990) spiega il significato occulto attribuito dalle scuole misteriche a questa storia biblica: «Giona e la balena: quando viene usato come simbolo del male, il pesce rappresenta la Terra (la natura più bassa dell’uomo) e la tomba (il sepolcro dei Misteri). Giona è rimasto tre giorni nel ventre del “grande pesce”, come Cristo restò per tre giorni nel sepolcro. Diversi Padri della Chiesa ritengono che la “balena”, che ha ingoiato Giona sia il simbolo di Dio Padre, che, quando il profeta venne sfortunatamente gettato in mare, ha accettato Giona nella propria natura fino a che non raggiungesse un luogo di sicurezza. La storia di Giona è in realtà una leggenda di iniziazione ai misteri, e il “grande pesce” rappresenta le tenebre dell’ignoranza che avvolgono l’uomo quando si getta dalla nave (la nascita) in mare (la vita)». Pinocchio ha attraversato le difficoltà dell’iniziazione ed è uscito dal buio dell’ignoranza. Egli emerge dalla tomba risorto, come Gesù Cristo. Ora è un “bambino vero”, un uomo illuminato che ha rotto le catene della vita materiale per abbracciare il suo io superiore. Il Grillo Parlante riceve un distintivo in oro massiccio dalla Fata, che rappresenta il successo del processo alchemico di trasformare la coscienza di Pinocchio da un metallo grezzo in oro. La «Grande Opera» è stata compiuta.

2 pensieri riguardo “Pin-occhio, fiabe esoteriche: interpretazioni occulte del celebre romanzo di Collodi

  1. Interessante e condivisibile in tante cose. Solo, a un certo punto si anticipa una possibile chiave di lettura “politica-reazionaria” che poi non trovo sviluppata nel testo. Potete essere più chiari su questo? Grazie e cordiali saluti

    Piace a 1 persona

    1. Ciao Giuseppe! Grazie mille per aver letto con così tanto interesse il nostro articolo! Non abbiamo sviluppato la chiave di lettura politico-reazionaria nell’articolo perché siamo volute rimanere in tema esoterismo e basta, senza sfociare nella politica. Se cerchi in rete troverai molti altri articoli dedicati alla chiave di lettura politica. Ti mandiamo un grande saluto, un forte e caloroso abbraccio virtuale e a presto.
      Ciao!

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