Il piccolo popolo: compagni speciali nascosti intorno a noi

Oggi parliamo di un argomento che ci sta particolarmente a cuore, da sempre…

Il piccolo popolo, le fate, i sidhe, gli esseri elementali, gli spiriti della natura, qualsiasi nome vogliate dar loro, essi sono gli spiriti legati, appunto, alla natura e agli elementi del pianeta Terra e svolgono compiti di fondamentale importanza. 

Dal momento che la Terra ha più elementi (aria, fuoco, acqua, terra), ci sono di conseguenza più “ranghi/categorie” del piccolo popolo: i più famosi, che sicuramente noi tutti conosciamo, sono: gli gnomi; gli elfi; le ondine e le fate. 

Il fatto che i più conosciuti siano solo quattro “specie”, non esclude che ve ne siano però molte di più! 

Conosciuti in ogni angolo del mondo, fanno da sempre parte di tutte le culture, protagonisti di fiabe e leggende, ogni paese ha diversi spiriti elementali (più che altro per quanto concerne l’aspetto) e ciò è la prova che ce ne sono davvero tantissimi! 

La parola “elementale” è un aggettivo nato nell’ambito teosofico, indicante la peculiare caratteristica di tale creatura di appartenere ad uno solo dei quattro elementi. Per estensione, elementale è passato da aggettivo a sostantivo, così da indicare direttamente il tipo di creatura e non solo la sua natura.

Secondo le mitologie indigene africane, in quelle orientali persiane, indiane o cinesi, ad esempio, esiste una scala ascendente di spiriti fino ai deva (cui accenneremo brevemente dopo) e oltre, di cui l’uomo comune non ha percezione. Anche nell’antica Grecia, del resto, le divinità del pantheon politeista erano ritenute personificazioni delle forze della natura; il filosofo greco Talete affermava in proposito che «tutte le cose sono piene di dei». 

Un simile complesso di credenze, riconducibili entro la cornice della cosiddetta “Vecchia Religione” (complesso di tradizioni, credenze e riti ancestrali anteriori all’avvento del Cristianesimo, presenti ancora oggi in forme più o meno velate soprattutto negli ambienti legati al mondo contadino e rurale, basati su una visione animistica della natura, ritenuta popolata da creature e spiriti invisibili), fu ripreso in parte proprio dal Cristianesimo, che dipinse però le divinità e gli spiritelli pagani come esseri demoniaci.

Nel Rinascimento, in cui si accentuò la visione magica ed esoterica della natura e sulla quale prosperò l’alchimia, si deve al celeberrimo medico, alchimista e astrologo svizzero, Paracelso, il primo esplicito trattato sugli spiriti elementali, che egli riteneva responsabili di ogni legge e avvenimento della natura.

«Questi esseri, benché abbiano apparenza umana, non discendono affatto da Adamo; hanno un’origine del tutto differente da quella degli uomini e da quella degli animali, […] però si accoppiano con l’uomo, e da questa unione nascono individui di razza umana.»
(Paracelso, De nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris, trad. it. in Scritti alchemici e magici, Genova, Phoenix, 1991)

Secondo la Blavatsky (filosofa, teosofa, saggista occultista e medium russa naturalizzata statunitense), gli elementali «dimorano nell’etere e possono maneggiare e dirigere la materia eterica per produrre effetti fisici, con la stessa facilità con cui l’uomo può comprimere dell’aria con un apparecchio pneumatico»: essi, cioè, creano la materia grezza, visibile, comprimendo o condensando quella sottile o invisibile, modellandola secondo le immagini che ricevono dall’ambiente circostante, o dalle forme-pensiero di spiriti superiori. In tal modo vive e cresce la natura, da quella inorganica nei suoi aspetti solido, fisico e gassoso, fino a quella organica, costituita dalle piante e dagli animali. Le piante ad esempio, secondo Rudolf Steiner (esoterista e teosofo austriaco, nonché fondatore dell’antroposofia), non potrebbero essere comprese con gli strumenti intellettuali messi a disposizione dal meccanicismo materialista (concezione filosofica che sostiene la natura esclusivamente corporea di tutti gli enti, il cui comportamento motorio è ritenuto esclusivamente di tipo meccanico, privo cioè di un fine o di un ordine), poiché la loro crescita è dovuta in realtà ad una cooperazione delle creature di tutti i quattro livelli elementali: quelle della terra, che trasmettono alle radici le informazioni dal cosmo assorbite dal suolo; quelle dell’acqua, che operano da agenti chimici attraverso il fluido della linfa trasformando l’etere in sostanze nutritive; quelle dell’aria, che assorbono la luce e la tessono in forme ideali e infine le creature del fuoco, che trasmettono il calore del mondo alle piante, donando loro il potere fertilizzante.

Gli elementali operano integrando la loro coscienza dentro le rispettive creazioni fisiche, seguendo le direttive di esseri superiori, conosciuti in India come deva, che forniscono loro un’impronta-pensiero derivante a loro volta da gerarchie superiori. Ogni deva consiste in una sorta di “anima collettiva“, che unifica o raggruppa più esseri viventi, come piante o animali, i quali non posseggono un “io” individuale come quello umano.

I DEVA (termine sanscrito che indica la Luce e ciò che è divino) sono governatori degli Elementi, il cui livello di potenza è simile a quello degli Arcangeli nei mondi celesti.

Oltre ai Deva dei 4 Elementi, ci sono i Deva dell’Etere, che nel linguaggio alchemico è definito la “quintessenza” e rappresenta l’elemento più spirituale e che include ed integra tutti i precedenti. Troviamo Deva ‘guardiani’ di Luoghi specifici (Luoghi Sacri, Regioni, Nazioni) e anche di realtà più circoscritte (il nostro giardino di casa, il nostro orto, ecc.).

Possiamo definire i Deva come degli ‘architetti’ al Servizio di Madre Natura, coadiuvati nel loro compito dagli Spiriti elementali più appropriati, nella funzione quotidiana di ‘operai’ esecutori nel concreto delle indicazioni ricevute.

Ogni elementale ha un suo simbolo, un suo punto cardinale di invocazione, un proprio Angelo, Arcangelo o Governante, ha il proprio Re e un proprio colore particolare.
Gli spiriti elementali sono a guardia della loro “porta” o mondo di entrata, propria dell’elemento che vigilano.
La loro corrispondenza con gli elementi è genericamente la seguente:


Gnomi, driadi, ninfe–> Terra
Ondine, sirene, ninfe–> Acqua
Elfi, silfidi–> Aria
Salamandre, fiammelle–> Fuoco

Quando ci si accinge a mettere ordine in questa legione di esseri di cui il mondo è pieno, si sperimentano varie difficoltà. Diventa spesso impossibile decidere se il tale o l’altro spirito appartiene all’uno o all’altro elemento. Qualche esempio basterà a dimostrarlo, e i l lettore riconoscerà in seguito quanto avevamo ragione…

Melusina è una fata, e di conseguenza uno spirito dell’aria, ma in molte circostanze essa prende la forma di un essere acquatico. Gli Elfi sono spiriti dell’aria, tuttavia gli scandinavi hanno immaginato analoghe divinità per tutti gli
elementi. I Folletti appartengono evidentemente all’atmosfera, sono degli Elfi, ciò nonostante ce ne sono alcuni che rimangono nel focolare domestico e diventano così spiriti del fuoco. Le Ninfe, divinità acquatiche, hanno parenti che vivono nei boschi e persino in cielo.

La classificazione in base agli elementi dunque, diventa possibile solo separando esseri tra loro analoghi.

Tutti questi spiriti, o divinità inferiori, hanno una caratteristica comune: amano entrare in rapporto con gli essere umani, rendere loro dei servigi e spesso punzecchiarli, ma generalmente non fanno altro che del bene, a meno che, non si sentano offesi o feriti nella loro dignità… possono infatti diventare molto dispettosi!


L’Elemento Terra è associata alla direzione del Nord.
Essa ci riporta alla figura del grembo materno, alla nascita ed infine alla morte, la Natura, dal quale tutto ha origine e verso la quale tutto fa ritorno.
Gli spiriti elementali della Terra sono gli Gnomi, essi presiedono i sotterranei troni terrestri e sono i custodi dei segreti primordiali e dei tesori nascosti.
Questi piccoli esseri, di cui abbiamo notizie da tempo immemore e che ritroviamo in tutte le fiabe e racconti, vengono raffigurati come uomini di piccole dimensioni, spesso tozzi e poco aggraziati, che trascorrono la vita ad estrarre minerali e ricchezze dalle oscure caverne sotterranee.
Sono parenti stretti dei nani e molto spesso queste due figure, vengono confuse, a causa delle molte caratteristiche comuni.
La Terra governa tutto ciò che fa parte della sfera materiale, la concretezza e la stabilità.
Il suo potere, può essere chiamato a noi per ogni faccenda che riguardi favori nel campo materiale, quali il denaro, il lavoro o trovare oggetti che sono andati perduti.
I colori di quest’elemento sono il marrone, il nero ed il verde e gli strumenti che gli sono correlati sono il pentacolo, il teschio ed il sale.

La tradizione ce li descrive come esseri di piccola statura, dalle sembianze simili a quelle umane, vestiti di panni variopinti, e quasi sempre con in testa dei buffi cappucci o cappelli. In realtà, questa è una delle caratteristiche forme esteriori in cui gli Gnomi appaiono agli occhi del chiaroveggente in Europa; il loro aspetto, infatti, varia col variare dei luoghi della Terra e delle loro differenti forze. In Asia o in America, ad esempio, essi appaiono con un aspetto diverso,
in conformità con le energie “sottili” ed occulte di quelle zone. Ma non è tanto importante individuare la loro precisa forma, quanto piuttosto arrivare a percepire la loro intima essenza, e comprendere il loro compito all’interno del meraviglioso libro della Natura.
Gli Elementari della Terra sono esseri estremamente sagaci. Sono dotati di un’intelligenza vivacissima e di una consapevolezza immediata ed onnicomprensiva per tutti i fenomeni naturali in cui vivono immersi e a cui prendono parte.
La loro intelligenza, però, è estremamente diversa dalla nostra. Mentre un uomo, prima di comprendere appieno una cosa od un evento, deve prima osservarlo e poi riflettervi sopra, per distillare in seguito un giudizio approssimativamente obiettivo sull’oggetto osservato, lo Gnomo non ha bisogno di tutti questi passaggi
logici: quando si trova di fronte ad una cosa ne coglie immediatamente anche l’essenza; percezione e comprensione della cosa per lui sono un tutt’uno, costituiscono una rivelazione simultanea. Mentre l’uomo deve faticosamente attivare i suoi processi razionali per capire come una pianta
nasce, si sviluppa, fiorisce ecc., lo Gnomo non ha bisogno di tutto questo: appena la vede, arriva subito a conoscerne anche la sua natura più interna, ed in un solo “colpo d’occhio” ne possiede tutti i segreti. Se per lo scienziato è d’obbligo analizzare un minerale in laboratorio per conoscerne la composizione e le caratteristiche, allo Gnomo è sufficiente, per contemplarne l’essenza, trovarvisi di fronte. Gli Gnomi sono tutt’uno con ogni manifestazione della Natura e del Cosmo, e nulla può rimanere loro celato. È proprio per questa ragione che essi guardano agli uomini con una certa ironia: non capiscono perché questi debbano arrovellarsi tanto (sbagliandosi poi così spesso) per arrivare a comprendere cose che sono chiare già di per sé…

Gli Gnomi considerano gli uomini come degli esseri davvero strani, i più strani della creazione, e ritengono che questo loro complicarsi la vita con troppi inutili ragionamenti sia una delle sorgenti della loro infelicità… (e come dargli torto!?)
Gli Elementali della Terra sono esseri sensibilissimi, estremamente ricettivi a tutte le modificazioni fisiche e “sottili” dell’ambiente circostante. Per questa loro acuta ricettività, sono di umore cangiante e lunatico. Alcuni chiaroveggenti li vedono cambiare colore a seconda dell’energia più o meno positiva dei luoghi che attraversano o dove dimorano. Anche la vicinanza di animali e di uomini esercita un’influenza su di loro. In particolare, in presenza di esseri umani i cui pensieri e sentimenti sono ottusamente rivolti solo al mondo materiale, si sentono subito a disagio, come appesantiti dalla vicinanza di anime così cieche nei confronti del mondo dello spirito. Se ne allontanano perciò immediatamente,
infastiditi e turbati da questa “categoria” di uomini che per lo stolido atteggiamento adottato nei confronti della vita, essi considerano degeneri e votati alla tristezza.

Le miniere pullulano di Elementali della Terra, e i minatori arrivano spesso ad “accorgersi” della loro presenza, anche se ne hanno un sentimento vago ed indistinto. Paracelso, amava frequentare le miniere e parlare con i minatori, proprio perché sapeva che in quei luoghi, e attraverso l’esperienza delle persone che vi lavoravano, avrebbe potuto scoprire mirabili segreti…

Gli Gnomi vivono volentieri “abbarbicati” alle radici delle piante; le radici, infatti, fanno da ponte, da intermediarie tra le piante ed il suolo minerale e gli Elementali della Terra aiutano questo processo di scambio occupandosene da vicino, favorendo ed alimentando la delicata alchimia tra la superficie e l’interiorità della Terra. Fiabe e leggende che hanno gli Gnomi come protagonisti sono fiorite presso tutti i popoli, a tutte le latitudini e fin dai tempi più antichi. Naturalmente, i loro nomi variano a seconda dei paesi e delle epoche: sono gli “Yakshas” in India, i “Koltkis” in Russia, gli “Dvergars” o “Kourigans” nella tradizione celtica, i “Monacelli” nell’Italia meridionale e così via.

L’Aria, che corrisponde alla direzione dell’Est, è l’elemento della libertà e dell’intelligenza, dell’intelletto e della creatività.
Solitamente associato all’aria è il dio Mercurio, egli è il messaggero degli dei che con i suoi calzari alati, recapitava le notizie all’Olimpo.
Oltre a svolgere questa funzione, Mercurio divenne anche il protettore dei viaggi, degli studi, del lavoro e dei guadagni.
Ecco dunque come possiamo facilmente ricondurlo all’Aria.
Gli Spiriti Elementali che tradizionalmente sono legati a questo elemento, sono le Silfidi.
Descritte come figure femminili bellissime ed evanescenti, sono dotate di ali e possono essere considerate lontane parenti delle fate.
Esse stanno a protezione della Torre nella direzione Est.
Il modo di chiamare le direzioni “Torri” lo troviamo principalmente in magia e non è altro che un modo per rappresentare la direzione.
Gli strumenti legati all’Est e all’Aria sono i brucia-essenze, i porta-incensi, i profumi e la spada.
Il colore caratteristico è il giallo o l’azzurro chiaro e per chiamare a voi questo potere, potete operare in spazi aperti arieggiati, magari in un campo sotto un cielo sereno.

Le Salamandre sono gli Elementali più difficili da percepire per il chiaroveggente, ed anche descrivere a parole la loro essenza e le loro caratteristiche non è sempre facile. Scoprirle è un vero e proprio cammino iniziatico. Gli Spiriti del Fuoco, infatti, sono i più “esoterici” di tutti gli Elementali: raramente hanno alimentato l’immaginazione popolare, e la letteratura fantastica su di loro è molto esigua; al contrario, essi sono i protagonisti indiscussi della più ermetica tradizione magica ed alchemica. In tutti i rituali dell’antichità legati alla metallurgia i fabbri-sacerdoti evocavano le Salamandre a protezione del loro lavoro; gli alchimisti medioevali, prima di tentare meravigliose trasmutazioni della materia nei loro crogiuoli e nei loro alambicchi, rivolgevano invocazioni agli Elementari del Fuoco affinché intervenissero attivamente nella realizzazione della cosiddetta Grande Opera; i “Magi” persiani adoravano il fuoco e traevano oracoli grazie alle Salamandre… Nella tradizione magica, questi Elementari sono sempre stati messi in relazione con quell’elemento “igneo” spirituale, invisibile ed extrafisico, che tutto permea, e che permette all’iniziato di operare importanti trasmutazioni nella sua interiorità e nel mondo circostante. Non bisogna, infatti, identificare l’Elemento Fuoco soltanto e semplicemente con il fuoco fisico: esso è qualcosa di più, e di più importante, dell’ordinaria fiamma, anche se quest’ultima ne costituisce la traccia “tangibile”. Calore vitale, elevazione spirituale, entusiasmo, sacrificio, purificazione fanno anch’essi parte di questo segreto fuoco capace di trasmutare l’ego e di operare occulte alchimie nella Natura.

Il Fuoco è l’elemento del coraggio e della passione per eccellenza.
Esso ci riscalda, ci dà forza e impeto e queste, sono proprio le sue caratteristiche principali.
Febo Apollo, figura maschile che rispecchia in se molte delle rappresentazioni del Dio, porta sul suo carro ogni mattina il Sole, che illumina e riscalda.
Gli spiriti Elementali legati all’Elemento Fuoco, sono le Salamandre e tutti i componenti della famiglia dei rettili.
Spesso rappresentate come lucertole infuocate o come figure femminili che si agitano tra le fiamme, esse custodiscono i poteri della direzione del Sud.
Possiamo rivolgerci a loro per tutte le questioni emotive, nelle quali abbiamo bisogno di una forte carica di passione e determinazione.
Il fuoco è anche spesso usato però, nei rituali di distruzione o di odio: buttare tra le fiamme un simulacro o anche solo una foto del nostro nemico, è uno dei gesti più usati nella stregoneria a fini malvagi.
Il suo colore è il rosso e gli strumenti collegati sono il coltello della strega ed il braciere.

A differenza degli Gnomi, che sono sveglissimi ed estremamente curiosi di tutto quello che accade loro intorno, le Ondine amano piuttosto vivere in una spiritualità “sognante”. La vita interiore delle Ondine si svolge come immersa in un’atmosfera tenue, soffusa, intessuta di sentimenti lievi, evanescenti, delicati come la luce della Luna che, misteriosa e struggente, si riflette sulle acque. Gli Gnomi sono esseri compenetrati soprattutto di intelligenza, gli Elementali dell’Acqua, invece, vivono in special modo di sentimento: infatti, questi ultimi non percepiscono la Terra, il cosmo, l’ambiente circostante sotto forma di chiari pensieri ed idee come gli Gnomi, bensì attraverso “ondate” mutevoli di piacere e dispiacere, di gioia e dolore, di splendore e oscurità. Tutto viene compreso ed assimilato attraverso le manifestazioni del sentimento e dei suoi multiformi flussi. L’astro che governa le acque, che regna su di loro incontrastato e possente, è la Luna.

E alla Luna le Ondine sono devote, come loro guida ispiratrice: vivono intimamente unite ad essa, ai suoi ritmi, al suo invisibile essere spirituale, al suo respiro segreto che palpita, fin giù, sulla Terra. Le Ondine accolgono nel loro essere le caratteristiche più intime della Luna, i suoi influssi più occulti e penetranti, e li trasmettono al loro Elemento, all’Acqua; che grazie a loro si arricchisce, si alimenta, vive di queste irradiazioni lunari che, allo sguardo del chiaroveggente, appaiono come una lievissima ed impalpabile pioggia argentea. E proprio per questa loro devozione e dipendenza dalla Luna, i nostri Elementali dell’Acqua sono così evanescenti, mutevoli, sognanti nel loro intimo: essi riflettono infatti, nella loro interiorità, le caratteristiche dell’ astro notturno, caro anche, nel mondo degli uomini, ai poeti e agli amanti. Attraverso i raggi lunari le Ondine percepiscono, come un canto dolce, sommesso e lontanissimo, la vita pulsante del cosmo; nel loro riverbero dorato arrivano a sentire la vita e l’ attività delle più alte Entità celesti, in particolare degli Angeli. Al chiaroveggente le Ondine non appaiono con contorni definiti. Le vede per lo più come nubi azzurrognole e luminescenti, che cambiano forma e dimensioni molto rapidamente. I loro contorni sono fluidi come il loro elemento, l’acqua. Sono più o meno luminose, a seconda dell’intensità del sentimento in cui sono “immerse” in quel particolare momento: dolcezza, nostalgia, desiderio, malinconia, gioia… Sull’anima del chiaroveggente gli Elementali dell’Acqua esercitano generalmente un’impressione di grande pace e serenità; quando riusciamo a percepire un’Ondina ci pervade un sentimento di dolcezza, di gratitudine e devozione, come se il nostro cuore per un attimo si aprisse a tutta la grandiosità del mondo dello spirito e alla sua infinita bellezza. È come se, vedendo un’Ondina, arrivassimo anche noi a sognare i suoi sogni, ad ascoltare il canto del cosmo che essa ode, a provare i suoi stessi sentimenti – è come se la nostra anima assetata venisse finalmente colmata di un nettare dolce come il miele e corroborante quanto una sorgente d’acqua cristallina. Le Ondine provano nei confronti degli uomini un misto di sentimenti contrastanti: ci considerano esseri bizzarri, piuttosto superficiali, e dediti ad attività che a loro paiono completamente inutili. La cosa che più le stupisce e le turba è la nostra esigenza di vivere ammassati in “scatole di cemento” e di costruirci complicati macchinari per le esigenze più diverse: per viaggiare, per comunicare, per velocizzare il nostro lavoro. Sembra loro davvero strano che noi “umani” non riusciamo ad accontentarci di quello che la Natura ci offre, e che ci affanni amo ad inventare sistemi sempre più astrusi credendo di migliorare la nostra esistenza.

L’Acqua, associata alla direzione Ovest, è la custode dei sentimenti profondi, degli amori, delle sensazioni più intime e dei misteri occulti.
Da sempre il mare ed i fiumi, sono stati le dimore di splendide creature come le Sirene, ma gli spiriti elementali a cui è associata l’Acqua sono le Ondine.
Misteriosi e onirici esseri dall’aspetto aggraziato e femminile, come le sirene tentavano l’uomo per poi lasciarlo cadere in rovinosi naufragi.
Questo aspetto ambivalente dell’acqua ci fa capire come mutevole e insidioso possa essere.
L’Acqua rappresenta l’utero materno e il concepimento della nuova vita.
Molti sono i miti collegati a questa figura:
L’uovo di Ganesh nella tradizione orientale e in quella Nordica il calderone magico di Cherridween (antica città celtica) dove erano immersi i corpi dei guerrieri morti per ritornare in vita.
La stessa Venere spesso si manifestava all’uomo emergendo dalle acque profonde.
In genere s’invoca questo potere, quando si necessita di cambiamento, di rinnovarsi, o per le operazioni d’amore e di concentrazione.
Gli strumenti magici in relazione, sono il calderone, che per comodità può essere sostituito dal calice e la sfera di cristallo.

A differenza degli gnomi e delle Ondine, le cui funzioni e compiti so no strettamente legati al loro speciale elemento, gli Elfi paiono godere di una maggiore libertà all’interno del sapiente edificio spirituale del mondo; forse proprio per la loro caratteristica “aerea” danno l’impressione di essere liberi come il vento, onnipresenti, possenti come le nuvole multiformi che attraversano il cielo, leggeri come la brezza che spira imprevedibile. Gli Elfi si nutrono, per così dire, della luce presente nell’atmosfera; per loro, tuttavia, la luce non è soltanto il fenomeno fisico che noi percepiamo, ma anche e soprattutto un elemento spirituale che ne trascende la semplice manifestazione naturale: una componente “sottile”, intangibile ma intensissima, che tutto permea, e avvolge la terra come abbracciandola. L’aria e la luce sono per gli Elfi l’Anima del Mondo: ricche di saggezza, tessute di archetipi divini, di “parole” del mondo celeste che aleggiano intorno al nostro mondo come impulsi positivi, costruttivi, colmi di intelligenza creatrice. “Navigando” nell’aria, gli Elfi si impregnano di queste parole così che le fanno risuonare nella loro interiorità e le portano fin giù, sulla Terra, comunicando ad essa la volontà e gli impulsi evolutivi che emanano dal mondo spirituale superiore.

Il termine Fata deriva dal plurale latino di fatum che significa destino. Le fate sono esseri soprannaturali, protagoniste di vicende fantastiche, la cui caratteristica è quella di avere un aspetto umano accompagnato da poteri sovraumani magici come l’invisibilità, la possibilità di assumere aspetti diversi, di predire il futuro, di aiutare gli innocenti e di riparare ai torti. Oltre all’aspetto, le fate, possono avere anche l’indole simile a quella degli uomini; possono, infatti, essere molto dispettose e vendicative. Il Regno delle fate è sfuggente agli occhi (ma non per questo invisibile), a volte è sopra la linea dell’orizzonte, altre sotto i nostri piedi; può svelarsi senza preavviso in qualunque luogo e sparire con la stessa rapidità. In genere sono i puri di cuore o i bambini a scorgerlo con maggiore facilità. Secondo la credenza più diffusa, le fate sono soprannaturali ma non immortali; c’è un modo però per salvarle dalla fine, credendo in loro e battendo le mani per dimostrarlo.
Molte delle favole o dei racconti popolari che noi conosciamo, parlano o anche semplicemente citano, le fate: celebri sono Campanellino di Peter Pan e la Fata Turchina di Pinocchio.

Gli egizi raffiguravano una loro dea con sembianze feline, onoravano e idolatravano questo animale. Ben presto il periodo di gloria dei gatti fu destinato a tramontare ed i loro occhi, dove un tempo era visto il riflesso dello sguardo degli dei, furono temuti come se fosse l’espressione stessa del demonio deificato o perseguitato, idolatrato o massacrato, esso non ha mai suscitato indifferenza. Forse è per questo motivo che viene definito l’animale più misterioso tra tutti, è come se fosse un ponte, una sorta di anello di congiunzione tra la nostra dimensione e la dimensione del fato e chi possiede uno di questi animali può capire…
Sui gatti c’è una bellissima leggenda lombarda:

una fanciulla ricevette meravigliose informazioni sul mondo delle fate dormendo una notte accanto ad una vecchia e saggia gatta. La stessa gatta le apparve in sogno, annunciandole che il suo compito sulla Terra stava per finire e che, presto, sarebbe tornata nel regno delle fate da cui proveniva, le affermò che le fate che s’incarnano in corpi umani, quando hanno imparato a non essere niente, nel senso di non avere più bisogni, passioni o desideri, in realtà hanno imparato ad essere tutto e quindi diviene per loro possibile tornare a casa, nel mondo gioioso e fatato dal quale sono partite, per vivere l’avventura “umana”. Le disse anche che tre erano le cose assolutamente necessarie per compiere il destino a loro riservato: la forza, la tenacia e la giustizia. La gatta ripeté numerose volte queste tre parole e poi svanì…

Concludiamo questo articolo sul piccolo (ma grandissimo) popolo lasciandovi una poesia:

Riposavamo, o natura!

sul tuo petto materno,

accogliendo sotto la verzura

i caldi baci del sole eterno,

 Piegando gli steli mobili

nel fresco della notte,

 sui tetti verdi e fragili,

Silfi, salivamo a frotte.

Dal cielo la rugiada

sul viso non più avremo 

diamo l’addio alla vita; 

ma ci vendicheremo!

E si affanna la muta

sulla povera dormiente

 il respir che si tramuta 

nella morte più silente.

Guardate, che nugolo folto

la circonda sussurrante!

 e le fa vermiglio iI volto,

con l’anelito divorante.

si alza il giorno, e in un momento 

lo sciame via è volato.

Solo resta, sulle coltri 

un bel cadavere gelato.

Il labbro ancor dischiuso

 tra ormai ciechi colori,

lei stessa un fior reciso

 dall’aroma dei suoi fiori...

Ci sono ancora infinite cose da dire riguardo questo meraviglioso argomento, ma ci penseremo in articoli futuri per non dilungare troppo questo! Un abbraccio!

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