Druidi

Il druida o druido (al plurale: druidi) è il dignitario appartenente ad una classe dirigente sacerdotale, al quale competevano, tra i Celti della Gallia e delle isole Britanniche, l’adempimento di riti di culto comprendenti anche il sacrificio umano, l’interpretazione dei presagi, la conservazione e la trasmissione del sapere tradizionale, la presidenza delle assemblee religiose, l’arbitrato nelle controversie tra tribù e l’amministrazione della giustizia civile e criminale (in particolare nei casi di assassinio).

Il termine “druido” deriva probabilmente dalla parola dru, cioè “quercia”.

L’opinione più comune è che la parola derivi dall’unione di due parole celtiche: “duir“, che vuol dire quercia, e “vir“, una parola che significa “saggezza”. Plinio ci dà una prima etimologia della parola collegandola alla radice greca della parola quercia, nel libro che porta il titolo Storia Naturale (Naturalis Historia XVI, 249-251). “Orbene, quercia in gallico si dice dervo, daur in gaelico, derw in gallese.”

La parola non può che risalire ad un antico celtico druwides che si può scomporre in dru, prefisso accrescitivo di valore superlativo (che si trova anche nel francese dru “folto”, “fitto”, “forte”). Cosa non del tutto ingiustificata, considerato che i celti dell’odierna Francia avevano intensi rapporti culturali e commerciali con i greci della vicina città greca di Massalia (l’odierna Marsiglia), e usavano l’alfabeto greco per scrivere (aspetto testimoniato da Cesare nel capitolo 14 del VI libro del De bello Gallico). Ciò ha portato a supporre che druid- derivasse dal greco drus, quercia, e dal suffisso indoeuropoeo (e greco) -wid “sapere”, “scienza”, per cui il senso complessivo sarebbe “coloro che sanno per mezzo della quercia”, “gli studiosi della quercia”, (dal punto di vista religioso-simboloico). I druidi vengono descritti per la prima volta con precisione nel De bello gallico di Cesare, a cui si deve di fatto la maggior parte delle notizie in nostro possesso.

Riportiamo dunque un pezzo del De bello gallico:


Versione originale in latino

“Druides a bello abesse consuerunt neque tributa una cum reliquis pendunt; militiae vacationem omniumque rerum habent immunitatem. Tantis excitati praemiis et sua sponte multi in disciplinam conveniunt et a parentibus propinquisque mittuntur. Magnum ibi numerum versuum ediscere dicuntur. Itaque annos nonnulli vicenos in disciplina permanent. Neque fas esse existimant ea litteris mandare, cum in reliquis fere rebus, publicis privatisque rationibus Graecis litteris utantur. Id mihi duabus de causis instituisse videntur, quod neque in vulgum disciplinam efferri velint neque eos, qui discunt, litteris confisos minus memoriae studere: quod fere plerisque accidit, ut praesidio litterarum diligentiam in perdiscendo ac memoriam remittant. In primis hoc volunt persuadere, non interire animas, sed ab aliis post mortem transire ad alios, atque hoc maxime ad virtutem excitari putant metu mortis neglecto. Multa praeterea de sideribus atque eorum motu, de mundi ac terrarum magnitudine, de rerum natura, de deorum immortalium vi ac potestate disputant et iuventuti tradunt.”

Traduzione all’italiano

“I druidi hanno l’abitudine di star lontani dalla guerra e non pagano i tributi insieme agli altri, hanno l’esenzione dal servizio militare e da ogni altra prestazione. Indotti da così grandi privilegi, sia molti spontaneamente vanno nella (loro) scuola, sia sono mandati da genitori e parenti. Si dice che lì imparano a memoria un gran numero di versi. Perciò alcuni restano nell’apprendistato per venti anni. Né stimano che sia lecito affidare quella dottrina alla scrittura, mentre nelle altre cose, nei conti pubblici e privati, si servono dell’alfabeto greco. Mi sembra che abbiano istituito ciò per due ragioni: perché non vogliono che si porti tra il popolo quella dottrina né quelli che la imparano, fidandosi della scrittura, esercitino di meno la memoria: poiché accade quasi alla maggior parte, che con l’aiuto della scrittura trascuri la volontà di apprendere e la memoria. In primo luogo vogliono convincer(li) di ciò, e cioè che le anime non muoiono ma dopo la morte passano dall’uno all’altro, e pensano che ciò inciti moltissimo al valore, eliminata ogni paura della morte. Discutono di molte cose, e tramandano alla gioventù molte notizie sulle stelle e sul loro moto, sulla grandezza dell’universo e della terra, intorno alla natura, sulla potenza degli dei immortali e sui loro poteri.”

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Il druida veniva istruito durante un lungo periodo di iniziazione, al termine del quale veniva consacrato; dopo la consacrazione partecipava alla vita della comunità condividendone le occupazioni.

Le funzioni di un druida sappiamo inoltre essere molteplici e non solo sacerdotali, di giudice e consigliere del re, ovvero del capo-clan e ambasciatore, ma anche all’occorrenza, di guerriero. Era però fondamentalmente uno studioso-filosofo versato anche nella medicina, nella sua qualità di studioso fors’anche di “uomo medicina” in senso sciamanico, grande conoscitore dei poteri curativi di erbe e piante, abile chirurgo e curatore delle malattie dell’anima. Era anche musico e sappiamo che molti rituali di preghiera e incantesimi si svolgevano proprio con l’ausilio del canto e della danza.

Essendo i druidi detentori del sapere, erano anche insegnanti ed educatori e i loro allievi erano non necessariamente “aspiranti” druidi, ma più genericamente coloro che aspiravano alla conoscenza.

I sacerdoti celti conoscevano il linguaggio misterioso delle foglie, delle rocce, delle acque… Maghi e indovini apprendevano la loro scienza nel cuore della foresta, nei sacrari all’aperto chiamati nemeton.

L’imperatore Augusto e i suoi successori cercarono di combatterli, ma in Gallia e soprattutto in Britannia e in Irlanda, sopravvissero per secoli.

Erano dediti a profetizzare il futuro in base agli esiti di sacrifici rituali di esseri umani e di animali. Lo stesso Cesare riferisce del cosiddetto “Uomo di Vimini”, ovvero un’enorme struttura dalla forma umana, realizzata per l’appunto in vimini, in rami, che veniva riempita di persone per poi appiccarvi fuoco. Anche il calendario ed in generale il calcolo del tempo, era sotto il controllo dei druidi e rientrava tra le loro mansioni principali.

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Che cosa avvenne dei druidi? Molti dei resoconti si chiudono con il fatidico massacro perpetrato dai romani sull’isola di Anglesey, al largo del litorale sud-occidentale del Galles. Nel 61 d.C. i romani stavano completando la conquista del Galles, allorché si spinsero fino allo stretto di Menai incontrando la resistenza di un terribile nemico. La scena venne registrata dallo storico romano Tacito: “Un’enorme massa di guerrieri in armi era attestata sulla spiaggia [di Anglesey]. Tra di loro, recando torce fiammeggianti, correvano donne vestite a lutto con i capelli scarmigliati come le Furie; e tutt’intorno stazionavano i druidi, che con le mani alzate verso il cielo lanciavano terribili maledizioni.”

Il generale romano Paolino convinse le sue truppe ad avanzare senza timore ed i soldati attraversarono lo stretto fino ad Anglesey facendo un orribile scempio dei britanni. Il druidismo venne bandito dagli imperatori romani, che, a quanto pare, avevano qualcosa da dissentire riguardo alla pratica dei sacrifici umani e all’uso strumentale della religione in funzione “anti-romana” da parte dei nobili druidi. Eppure tutto ciò non portò alla scomparsa di questo popolo. Anche nella Gallia permangono tardi riferimenti alle sacerdotesse druide, benché i druidi avessero cessato di esistere come casta sacerdotale organizzata.

Con l’estinguersi della minaccia dei druidi a seguito dell’espansione del cristianesimo, questi vennero dapprima presentati come figure malefiche e poi ridicolizzati; presumibilmente nel momento in cui non rappresentavano più un ostacolo alla diffusione della Chiesa. Nel XVIII secolo la rinascita del druidismo, promossa da antiquari come William Stukeley (antiquario, fisico e sacerdote anglicano inglese. Fu un’influenza significativa sul successivo sviluppo dell’archeologia, ha aperto la strada all’indagine accademica dei monumenti preistorici come quello di Stonehenge) e dai nazionalisti gallesi ansiosi di restaurare l’orgoglio nazionale, avvenne solo dopo un lungo lasso di tempo. Il londinese Morning Chronicle registrò una folkloristica assemblea di sedicenti “bardi gallesi” svoltasi il 23 settembre (equinozio d’autunno) 1793 sulla Primrose Hill: “Furono celebrate le usuali cerimonie; venne apprestato un cerchio di pietre, al centro del quale era collocata la Maen Gorsedd (la pietra-trono), o altare, sulla quale era stata posta una spada snudata; tutti i bardi si prodigarono per riporla nel fodero.”

L’inizio preciso del druidismo, la religione segreta dei popoli celtici, officiata per l’appunto dai Druidi, è ignoto, ma è decisamente antico. Alcuni reperti direttamente collegabili al druidismo e alla cultura celtica sono infatti datati come risalenti più o meno a 2400 anni fa. Di sicuro c’è che, nonostante le conquiste romane, il druidismo antico andò avanti più o meno fino a 1200 anni fa, per poi essere gradualmente sostituito dal cristianesimo.

La natura era fondamentale nella tradizione culturale e religiosa delle popolazioni celtiche. L’alfabeto ogamico o Ogham craobh è l’unico originale alfabeto celtico di cui è rimasta traccia (circa cinquecento iscrizioni epigrafiche trovate in Irlanda, Scozia, Galles e Inghilterra, datate tra il IV e il VII secolo). Era originariamente composto di 20 lettere (successivamente ne furono introdotte altre cinque, per indicare particolari dittonghi o combinazioni vocaliche), e ogni lettera faceva riferimento a una pianta. In che senso? Semplice: ogni lettera prendeva il nome da un albero o da un arbusto di cui era l’iniziale.

Dal momento che Cesare registrò che i Druidi si astenevano dalla guerra e non rendevano tasse, attratti da quei privilegi, molti si unirono volontariamente all’ordine o furono inviati dalle loro famiglie. Studiavano versi antichi, filosofia naturale, astronomia e la tradizione degli Dei.





I Druidi Antichi e Moderni
Storia ed evoluzione del più antico Ordine d’Europa
Thierry Jigourel

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2 pensieri riguardo “Druidi

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